digitale, ecommerce, Esperienza di acquisto, Metodi, Modelli di business, Prodotto, strategia

Omni-channel: il nuovo modello di vendita online e al dettaglio

Omni-channel è il modello di vendita al dettaglio in cui tutti i canali esistenti diventano completamente integrati, per offrire ai clienti un’esperienza di shopping senza soluzione di continuità.

La gestione Omni-Channel è una vera e propria strategia di vendita al dettaglio, caratterizzata dal fatto che tutte le informazioni di vendita sono centralizzate. Non vi è distinzione tra i canali di vendita fisici e quelli online. I clienti possono quindi acquistare, contemporaneamente, dai diversi canali di vendita, iniziare la ricerca su un canale e terminare l’acquisto in un altro. Una nuova esperienza di shopping che consente di scegliere la modalità di acquisto preferita, e che sembra essere più attraente per la nuova generazione di consumatori nel 21° secolo.

Omni-channel e la vendita al dettaglio
eCommerce: passaggio da Multicanale a Omnicanale

L’omni-channel è un’evoluzione del multicanale o un nuovo concetto di vendita al dettaglio ?

Anche se l’omni-channel potrebbe sembrare una estensione del multicanale, le due strategie sono molto diverse. Nel multicanale, i rivenditori utilizzano il maggior numero di canali possibili ma gestiti separatamente. Invece, la strategia Omni-channel prevede la centralizzazione dei dati. Pertanto, l’omni-channel porta gli acquirenti a vivere un’esperienza di shopping senza interruzioni, eliminando i confini tra i diversi canali utilizzati.

La strategia multicanale è nata per volontà dei rivenditori, per vendere più prodotti possibile. L’omni-channel consente di mettere il cliente al centro del processo di vendita, portando il rivenditore a “pensare come pensano i clienti”. Le attività omnicanalizzate sono rivolte agli acquirenti a lungo termine, il che significa che si concentrano maggiormente sul miglioramento della redditività dei clienti anziché sulle vendite singole.
Il mondo della vendita al dettaglio si sta trasformando, il canale Omni-cultura caratterizzato da una nuova generazione di Omni-Acquirenti e Omni-Rivenditori

eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

Passaggio dal canale singolo al multicanale

eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

Per maggiori informazioni sui nostri servizi eCommerce e SEO/SEM, potete cantattarmi inviando una email all’indirizzo info@bloginnovazione.it, o compilando il form contatti di BlogInnovazione.it

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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Associato Leading Network
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Business Model, Design Innovation, digitale, Prodotto, StartUp e Progetti

Business Plan, non sempre funziona, ma per una StartUp è necessario…

Il Business Plan ha sempre occupato un posto di rilievo nell’avvio di nuove imprese e StartUp. Ogni qual volta si avvia un nuovo progetto, la prima cosa da fare era “ed è” quella di scrivere 30 pagine di documento.

Molto spesso gli investitori chiedono maggiore documentazione, più pagine, come se la lunghezza del Business Plan per una StartUp fosse il metro del successo.  “Ho bisogno di maggiori dettagli, pensieri dell’autore, tutto ciò che riguarda l’attività”. Questi documenti una volta pubblicati non saranno mai rivisti.

Nel 2012 Brad Feld, pioniere del VC mondiale dichiarava:

“Today, it’s clear to me that business plans for startup companies are a historical artifact that represented the best approach at the time to define a business for potential investors. In the past decade, we’ve shifted from a “tell me about it” approach (the business plan) to a “show me” approach (the Lean Startup). Rather than write long exhaustive documents, entrepreneurs can rapidly prototype their product and get immediate user and market feedback.”

Se provi ad andare sul sito di Virgin Startup puoi scaricare il modello di Business Plan, per presentare al meglio la tua idea, e provare a fartela finanziare. Se vuoi puoi scaricare il documento cliccando sull’immagine qui sotto

Virgin Business Plan

Molti manager/investitori dicono che è necessario sviluppare il business plan in quanto è capace di rivelare, in qualche modo, se vale la pena entrare nel capitale.

Le proiezioni pluri-annuali hanno lo scopo di mostrare al management/investitori che attraverso l’operazione si andrà a gestire l’investimento, ovvero un ritorno sull’investimento / ROI interessante.
Il ROI è basato su dati reali non prospettici di ricavi e costi totali. Essendo la risposta ideale per le nuove idee non sappiamo ancora quali saranno questi dati, l’unico modo per calcolare il ROI è attraverso numeri inventati. Quindi il modello del calcolo del ROI ha un approccio errato alle nuove idee innovative.

ROI Business Plan

Un’idea innovativa può avere successo solo dopo numerosi test e iterazioni.

Questo processo è difficile da “pianificare” in anticipo, e qualsiasi processo di investimento aziendale che controlli l’innovazione, porterà l’investimento ad un inevitabile fallimento. Infatti, la pietra miliare dell’innovazione è costruire un prodotto che piaccia al cliente e per il quale sia possibile fare profitto.

Pianificare l’innovazione è un’azione problematica soprattutto quando i consigli di investimento di imprese e VC, peggiorano il problema, valutando i team, e disponibilità in termini di tempo e di budget, come da business plan. Il prodotto soddisferà realmente le esigenze dei clienti reali ?  Eric Ries scrisse in Lean Startup: “Se costruiamo qualcosa che nessuno vorrà, non avrà alcun valore farlo entro il tempo ed il budget prestabilito”.

 

Ercole Palmeri
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Project Management
Formazione, Metodi

Formazione: Project Management per la gestione dell’Innovazione

La nostra proposta di formazione per accrescere la capacità di gestire i progetti in maniera efficiente ed efficace, è una delle maggiori chiavi di successo nell’attuale panorama aziendale.

Proprio per questo ho ideato un corso di formazione di 16 ore, per preparare il project manager a gestire il processo di innovazione. Il Project Manager diventa, quindi, colui che gestisce i processi operativi sia a livello di attività da presidiare che a livello di gestione delle persone coinvolte, occupandosi di assegnare obiettivi e risorse, condividendo gli scopi e lavorando sulla motivazione. Il percorso formativo per Project Manager per la gestione dell’Innovazione ripercorrerà il ciclo di vita di un progetto, analizzandone ogni fase e fornendo gli strumenti utili per una eccellente performance, nonché di preparazione alla Certificazione PMI-PMP.

Innovation project management
Innovazione e Project Management

Contenuti del corso di formazione Project Management per la gestione dell’Innovazione

  • Definizioni di base: progetto e processo.
  • Le competenze fondamentali di un Project Manager di successo..
  • Le fasi di un progetto vincente.
  • L’organizzazione efficace di progetto.
  • La gestione delle risorse e i ruoli all’interno di un team.
  • Project Planning e Project Scheduling (WBS, Gantt, Pert, CPM).
  • Project Budgeting.
  • Introduzione al Risk Management.
  • Il leader come gestore di persone e di una squadra in ottica di sviluppo.
  • La leadership situazionale: task, contesto e people quali leve strategiche gestionali.
  • Chiusura e valutazione di un progetto (feedback e lessons learned).
  • Gli standard internazionali di Project Management e i percorsi di certificazione più diffusi.

Innovation project managementObiettivi del corso di formazione Project Management per la gestione dell’Innovazione

  • Acquisire tecniche efficaci di Project Management.
  • Sviluppare le principali fasi di gestione dei progetti per un’attività di Project Management vincente.
  • Aumentare l’efficacia e l’efficienza nella gestione di progetti a bassa complessità.

 

Per maggiori informazioni sul corso di formazione di Project Management per la gestione dell’Innovazione, potete cantattarmi inviando una email all’indirizzo info@bloginnovazione.it, o compilando il form contatti di BlogInnovazione.it

Ercole Palmeri
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Associato Leading Network
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Project Management
Formazione, Metodi

Project Management in formazione esperenziale

Nella mia proposta formativa, il Project Management è un argomento in continua evoluzione, sia nei contenuti che nella metodologia di erogazione.

Nella mia attività consulenziale, da diversi anni mi viene richiesto di erogare corsi di formazione aziendali. Il Project Management è l’argomento che mi è stato maggiormente richiesto, ho quindi dedicato molto tempo perfezionandone i contenuti e la metodologia.

Attualmente viene erogato con un metodo formativo di tipo esperenziale, alternando teoria del project management, esercitazione di gruppo e individuale, analisi di casi d’uso e momenti ludici. La metodologia trattata è quella Waterfall, o a cascata, utile anche come preparazione per l’esame di certificazione PMP® del PM Institute (The PMI Registered Education Provider logo, PMP, and PMI are registered marks of the PM Institute, Inc.). Nelle lezioni si fa uso dei migliori software a supporto della progettazione, come Microsoft Project (dalla Versione 10 alla 16), Wrike, ProjectLibre e OpenProject.

Project Management

In tutti i casi il software e i tools a supporto, vengono decisi in fase preliminare, dove insieme al committente, o ai committenti, decideremo gli obiettivi della formazione. In questa fase elaboro una proposta completa di Programma del corso, strumenti a supporto, metodologia, e strumento software a supporto.

Programma Corso “Classico” per macro-argomenti:

  • Gli aspetti principali del project management
  • Diverse tipologie di progetti, conseguenze gestionali
  • Ciclo di vita di progetto
  • Piano di progetto e strumenti a supporto
  • Pianificazione
  • Controllo economico di progetto
  • I fattori critici di successo
  • Project Risk Management
  • Multiproject management

Metodologia Agile e Tools software

Agile metodologia

Anche se lo standard PMI è maggiormente richiesto, spesso le richieste si sono differenziate per metodologia e per strumento. Ho quindi preparato moduli per erogare formazione anche sulla metodologia Agile, e tools software online come Basecamp, Atlassian e Jira.

Per maggiori informazioni sul corso di formazione di Project Management, potete cantattarmi inviando una email all’indirizzo info@bloginnovazione.it, o compilando il form contatti di BlogInnovazione.it

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eCommerce: passaggio da Multicanale a Omnicanale

Il multicanale è un modello di vendita al dettaglio nato con la rivoluzione digitale. I rivenditori che adottano la strategia, offrono ai clienti la possibilità di acquistare i loro prodotti, sia tramite canali online che offline.

Pertanto, la strategia multicanale è più flessibile e conveniente per i consumatori acquistare beni o servizi, il che aiuta a incrementare notevolmente la vendita.
Un altro vantaggio di questa strategia è che offre un accesso 24 ore al cliente, che aiuta a fidelizzare la marca. Anche i rivenditori traggono vantaggio dal multicanale migliorando l’analisi per comprendere i comportamenti dei consumatori, poiché la creazione di un’esperienza personalizzata del cliente è un must nell’era digitale.
Tuttavia, numerose domande erano aumentate insieme all’espansione del multicanale, tra cui il modo di portare ai clienti un’esperienza senza soluzione di continuità tra i canali e che potrebbe aiutare a gestire agevolmente il processo interno.
Man mano che i clienti diventavano più esigenti, soddisfare le loro aspettative andava oltre sviluppo infrastrutturale dei rivenditori.

Omnicanale

Creare un’esperienza senza soluzione di continuità su canali diversi, assicurando allo stesso tempo accuratezza ed efficienza, era quasi impossibile.

Ad esempio, i rivenditori hanno difficoltà a gestire gli acquisti da vari canali o hanno faticato con l’evasione degli ordini e la consegna rapida.
Inoltre, il servizio clienti era anche una grande preoccupazione poiché i rivenditori comunicavano con gli acquirenti in più canali e si confondeva con la sincronizzazione dei dati in sistemi separati. Anche i dettaglianti che adottano la multicanalità hanno riscontrato problemi relativi al processo interno. La catena di approvvigionamento deve essere la prima e la più importante questione da menzionare. Più canali coinvolti nel sistema di distribuzione richiedevano più magazzini disponibili con una maggiore accuratezza dell’inventario, mentre multicanale la strategia mancava di visibilità dell’inventario e una gestione efficiente su varie magazzini. Ciò ha causato un divario tra domanda e offerta che era quasi impossibile chiuso senza un sistema di gestione centralizzato. Inoltre, questo modello di business ha anche causato difficoltà nell’analisi della misurazione durante la raccolta dei dati da canali separati, portando a una strategia inefficiente.
Mentre il panorama della vendita al dettaglio continuava a cambiare e il multicanale sembrava raggiungere il suo limite, il mondo del commercio al dettaglio ha spostato in avanti una nuova fase chiamata Omnichannel.
Questo modello di vendita al dettaglio ottimizza più canali di vendita e allo stesso tempo garantisce un elevato livello di integrazione tra di loro.

eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

Passaggio dal canale singolo al multicanale

Omni-channel: il nuovo modello di vendita online e al dettaglio

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Passaggio dal canale singolo al multicanale

Il canale singolo è il modello di vendita tradizionale, e si concentra su un unico canale vendita basata sul sistema di distribuzione unica.

I negozianti costituiscono la forza lavoro del mercato retail, operando in negozi offline o negozi online. Inizialmente, questo modello ha permesso il raggiungimento di diversi risultati perché consente di concentrarsi su un singolo canale minimizzando le spese e stimolando la crescita delle vendite. Inoltre, un negoziante dominante in un mercato “per prodotto o servizio“, grazie alla strategia a canale unico potrebbe rafforzare il dominio mantenendo il controllo.

multicanale
Tuttavia, la vendita su un canale unico ha incontrato molte limitazioni rispetto all’era digitale, e sono quindi nati diversi altri canali di vendita. I clienti si aspettano una
esperienza di acquisto più conveniente, utilizzato più canali, più dispositivi e piattaforme. Di conseguenza, una strategia a canale singolo non è più in grado di attrarre i clienti sempre più esigenti.

I rivenditori a singolo canale hanno dovuto aggiornare i propri modelli di business, per il timore di accumulare ritardo nella corsa alla crescita delle vendite.
Il multicanale è nato come un nuovo approccio di vendita al dettaglio, in grado di approfittare del vantaggio tecnologico per soddisfare i clienti con qualsiasi canale di vendita. I clienti hanno scelto questo modello di business, che ha rapidamente dominato il settore della vendita al dettaglio in continua evoluzione.

eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

eCommerce: passaggio da Multicanale a Omnicanale

Omni-channel: il nuovo modello di vendita online e al dettaglio

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eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

eCommerce, o commercio online, è in continua evoluzione e alla continua ricerca di novità in grado di rendere il fatturato più stabile, sicuro e duraturo nel tempo.

A causa dell’avvento dei canali online e della continua digitalizzazione, si sono verificati numerosi cambiamenti nel settore del commercio al dettaglio e dell’ecommerce. In particolare pensiamo al comportamento degli acquirenti, come strategia del rivenditore. I clienti diventano più esigenti, man mano che la loro competenza nel mondo digitale si perfeziona e la tecnologia diventa sempre più affidabile e conosciuta.

Con queste premesse, i rivenditori (merchant) si trovano costretti a correre per innovare e rinnovare la propria strategia. Il settore del commercio elettronico al dettaglio è sempre “attivo” nell’analisi continua dei suoi modelli di business. Nell’evoluzione del commercio online, solitamente il primo passo è quello di creare un canale singolo di vendita, per passare successivamente al multicanale creando diversi eshop e sfruttando le diverse piattaforme di vendita. Ora, l’industria del commercio elettronico al dettaglio è passata alla fase successiva con l’ultimo sviluppo cosiddetto Omni-channel.

Omnichannel
Dalla sua prima introduzione al mondo del marketing nel 2010, l’Omni-channel è stato considerato una soluzione promettente per tutte le sfide e per meglio affrontare i diversi inconvenienti che si possono verificare nel modello multi-channel.

Nato con l’idea di centralità del cliente e in via di sviluppo verso la gestione centralizzata dei dati, Omni-channel ha portato unaa completa rivoluzione nel settore della vendita al dettaglio.

Approfondirò il tema dell’Omni-channel con diversi post nei prossimi giorni.

Passaggio dal canale singolo al multicanale

eCommerce: passaggio da Multicanale a Omnicanale

Omni-channel: il nuovo modello di vendita online e al dettaglio

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Collaborazione: il nuovo vantaggio competitivo

La collaborazione è al centro dell’economia sociale odierna. In passato, potevamo dominare con le risorse e guidando l’efficienza, ma ora l’agilità e l’interoperabilità sono caratteristiche fondamentali. Dobbiamo spostare la nostra attenzione dalle “risorse e capacità” all’empatia, al design e alle organizzazioni in rete.

Nel 1985, il professore Michael Porter della Harvard Business School pubblicò il libro Competitive Advantage, dove spiegava che ottimizzando ogni aspetto della catena del valore, un’azienda poteva costantemente sovra-performare i suoi concorrenti. Il libro è stato un successo immediato e ha reso Porter una superstar manageriale.

Recentemente, il pensiero di Porter è stato messo in discussione da Rita Gunther McGrath nel suo libro The End of Competitive Advantage, dove sosteneva che il vantaggio competitivo sostenibile non è più possibile, e consigliava alle aziende di cercare un vantaggio transitorio.

In verità, l’azienda dei nostri giorni non è correttamente rappresentata da entrambi i punti di vista. Sicuramente aziende come Apple e Amazon sono ancora in grado di dominare nel proprio mercato, ma la fonte di vantaggio è cambiata. Non competiamo più in un’economia delle risorse, ma in un’economia dove le imprese che possono costruire, gestire e ampliare le collaborazioni vincono.

Collaborazione

Passare dall’assertività all’empatia

La vecchia economia era relativamente semplice. Ogni azienda aveva vari centri di costo e flussi di entrate che erano in gran parte separati e distinti. Ottimizzando ciascun driver aziendale, è possibile minimizzare i costi, massimizzare i profitti e aumentare i margini.

Questo processo di ottimizzazione ha avuto un effetto cumulativo. Creando i giusti incentivi, come la remunerazione delle prestazioni, le aziende potrebbero investire nuovamente nel business, incrementando le risorse che porterebbero ad ulteriori vantaggi competitivi. Anche un piccolo vantaggio, migliorato nel tempo, potrebbe essere decisivo.

Ancora oggi, il successo non arriva dalle risorse che controlli, ma dalle risorse che riesci ad acquisire. Utilizzare le piattaforme per accedere agli ecosistemi di tecnologia, talento e informazioni. Il percorso verso il successo non si trova più nella conquista della cima, ma nella direzione giusta verso il centro della rete.

Collaborazione

Ecco perché Geoff Colvin sostiene che gli Umani non sottovalutano il fatto che l’abilità più critica del 21° secolo è l’empatia e richiede un cambiamento nell’enfasi dai “lavoratori della conoscenza” ai “lavoratori delle relazioni”. In un mondo sempre più complesso complessità esponenzialmente crescente, nessuna persona o azienda può fai tutto, quindi quelli che possono funzionare bene con gli altri hanno un netto vantaggio.

Un radicale spostamento verso il design

Un’altra importante trasformazione del 21 ° secolo è stata il passaggio dagli atomi ai bit. Nella vecchia economia industriale, il valore è stato in gran parte creato attraverso massicce spese in conto capitale per impianti e attrezzature. Si è trattato di un enorme ostacolo all’ingresso che ha rafforzato e propagato il vantaggio competitivo attraverso le economie di scala.

Eppure oggi assistiamo a un cambiamento radicale verso il design come motore del valore. Dopotutto, gli algoritmi di Google non costano più per eseguire quelli di qualcun altro e i prodotti Apple non hanno capacità significative a cui mancano prodotti concorrenti. Piuttosto, è il design dei loro prodotti – il loro modo di interfacciarsi con gli utenti e altri prodotti e servizi – che li rende preziosi.

Inoltre, con tecniche di produzione avanzate come la stampa 3D e la robotica, le stesse tendenze stanno iniziando a guidare l’economia anche di prodotti totalmente fisici. Quando la produzione diventa automatica, ogni prodotto è un oggetto informativo con il design al centro. Questo sviluppo è così importante che molti la chiamano una nuova rivoluzione industriale.

Infine, come sottolinea Jon Kolko nella Harvard Business Review, l’enfasi sul design è altrettanto importante nel modo in cui gestiamo le nostre organizzazioni così come nel modo in cui sviluppiamo i prodotti. Ovunque si guardi, il design è diventato un elemento centrale di valore piuttosto che un ripensamento.

Rompere gli standard e mettere in rete l’organizzazione

Viviamo nell’era della connettività, ma la verità è che molti aspetti sono ancora disconnessi. Come spiega Gillian Tett in The Silo Effect, troppo spesso lavoriamo in aree altamente specializzate che non sono in grado di integrarsi l’una con l’altra. Quando si tratta di ambienti estremamente complessi, questi silos creano svantaggi distinti.

Ad esempio, Gillian cita l’incapacità di Sony di integrare le sue divisioni remote. Inoltre, sempre Sony: nonostante i vari sforzi per creare un riproduttore musicale digitale, ha perso il duello con Apple. Sottolinea inoltre che i silos hanno contribuito alla recente crisi finanziaria, poiché importanti rischi sono nascosti in aspetti dell’economia poco note.

Tuttavia, Tett sostiene anche che i silos non sono inevitabili e sottolinea la politica di Facebook di fare in modo che ogni nuovo dipendente passi attraverso un “boot camp” di sei settimane come modo per creare connessioni all’interno dell’organizzazione. Oggi ogni azienda deve pensare seriamente a come mettere in rete la propria organizzazione.

Si noti nuovamente il forte contrasto con la visione di Porter dei componenti della catena del valore. A suo avviso, ottimizzando le parti disparate, rendi il tutto più forte. Ancora oggi, l’agilità supera la strategia e dobbiamo pensare in termini di reti piuttosto che di nodi.

La New Economy è un’economia sociale

Il mondo è diventato più complesso. Lo sviluppo economico, la tecnologia e la globalizzazione hanno contribuito a eliminare le linee dei vecchi confini, a tal punto che abbiamo un disperato bisogno di riesaminare vecchie regole, processi e pratiche. Non possiamo più dare nulla per scontato.

Ciò significa che dobbiamo liberarci dagli approcci riduzionisti del passato. La premessa di base del vantaggio competitivo di Porter – che è possibile incrementare il tutto ottimizzando ognuna delle parti in isolamento – è diventata insostenibile. Piuttosto, abbiamo bisogno di utilizzare piattaforme per accedere agli ecosistemi di tecnologia, talento e informazioni.

Allo stesso tempo, l’intelligenza artificiale sta rapidamente sostituendo il potere cognitivo umano, proprio come le macchine hanno iniziato a sostituire la forza muscolare oltre un secolo fa. Sempre più, ciò che spinge il valore è la capacità di collaborare con uomini e macchine. Ecco dove si trova il vantaggio oggi.

Ecco perché l’economia di oggi è un’economia sociale con la collaborazione al centro. In passato, potevamo dominare accumulando risorse e guidando l’efficienza, ma ora agilità e interoperabilità che guidano la giornata. Dobbiamo spostare la nostra attenzione dalle risorse e capacità all’empatia, al design e alle organizzazioni in rete.

 

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L’efficienza dell’innovazione

L’efficacia e l’efficienza sono caratteristiche importanti ed essenziali in un’organizzazione aziendale tipo.

Ho potuto verificare particolare attenzione e interesse sull’efficacia dell’innovazione, cioè sull’effettivo risultato e sull’effettivo miglioramento sia in termini di prodotto che in termini di produttività. Solitamente, per mitigare eventuali criticità, cerco di prestare particolare attenzione nella formulazione dei KPI, in modo tale che il cliente riesce ad avere evidenti feedback, ma sopratutto a verificarne la bontà. Anche la gestione delle risorse limitate è una sfida quotidiana, sopratutto se l”obiettivo è migliorare l’efficienza, cioè ottenere il massimo dal rapporto tra il risultato del progetto e il denaro investito.


Le aziende spesso ottimizzano l’efficienza lavorando sulla catena di approvvigionamento, standardizzando il più possibile garantendo la ripetibilità, utilizzando tecniche come Six Sigma. Le aziende in questo modo riescono a fare notevoli risparmi finanziari e miglioramenti della qualità. Ma il paradosso dell’innovazione e dell’efficienza è: come assicuri la ripetibilità in qualcosa che è sempre diverso ?
Il segreto sta nell’adottare processi, kpi e metodologie di lavoro che permettano di progredire quanto basta e non di più. Dovrebbero essere attivi sforzi per trovare nuovi modi per razionalizzare le cose. La direzione maggiore non dovrebbe essere troppo controllante o diretta. I processi di Stage Gate non devono essere troppo onerosi.
Sì, gli elementi di un processo che sono stati mostrati per aggiungere valore ogni volta dovrebbero essere ripetuti in ogni progetto. Ad esempio, i progetti di beni di consumo dovrebbero sempre convalidare idee e concetti con il tipo di consumatore che prevedono di acquistare il prodotto risultante. Piani di progetto chiari, semplici e coerenti allineano le risorse. Sono sicuro che si possono trovare numerosi esempi di parti ripetibili della gestione dell’innovazione, nessuna delle quali necessita di un approccio Six Sigma.
Ottimizzare il portafoglio
È anche importante distinguere tra l’esecuzione di un progetto bene; e gestire in modo efficiente un portafoglio di innovazione. L’applicazione della risorsa in cui offre la massima produttività può migliorare notevolmente l’efficienza totale dell’innovazione. È importante avere il giusto equilibrio nei tempi, nella geografia, nei gruppi di lavoro ecc. I criteri appropriati per la priorità e l’allineamento delle decisioni non solo assicurano i progetti giusti, ma anche evitare sforzi ridondanti e disallineamenti manageriali, entrambi che portano ad inefficienza.
Le metriche giuste
Se non si misura i parametri chiave dell’efficienza, è difficile migliorare. Le mie preferenze includono il valore proiettato della pipeline che, unitamente alla risorsa totale applicata, può darti una misura grossolana ma semplice. Inoltre guida l’azienda a fare tutto il possibile per migliorare l’output, ottimizzando l’allocazione dell’input.
Quali squadre sono le più efficaci? Muovere risorse a loro aumentare l’output complessivo? Se si inizia a misurarlo, si potrebbe scoprire.
Open Innovation
Ci vuole molto tempo per costruire una particolare competenza tecnica da zero e un sacco di investimenti. Lavorare in collaborazione con un partner che già ha questa forza, in un rapporto reciprocamente vantaggioso, non solo ottiene l’innovazione al mercato più velocemente, può avere un impatto veramente positivo sull’efficienza dell’innovazione. L’argomento contatore è che crea una posizione più debole in IP; ma se stai andando via dietro quelli già nel gioco, avrai comunque quello.
Trattare l’efficienza come un progetto di innovazione
Usi le tecniche di creatività per generare nuove idee, giusto? Lei assegna priorità, prova e convalida? Allora perché non utilizzare le stesse tecniche per migliorare l’efficienza dell’innovazione? Liberare la risorsa, eliminando l’attività che non aggiunge valore o addirittura inibisce il progresso; e trovare i modi per aumentare la produzione sono tutti grandi contributori per una maggiore efficienza.
L’efficienza dell’innovazione è tutta una maggiore produttività della risorsa che hai, migliorando le prestazioni dell’innovazione e migliorando la tua competitività. Vale la pena il tuo tempo e l’attenzione.

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Contributi a fondo perduto per sviluppare soluzioni digitali e innovative

Contributi: il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato 100 milioni di Euro per la digitalizzazione delle Pmi attraverso il Voucher per la digitalizzazione.

Contributi a fondo perduto per sviluppare soluzioni digitali e innovativePrincipali caratteristiche dell’opportunità:

  1. misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese
  2. contributo, tramite concessione di un “voucher”, di importo non superiore a 10 mila euro
  3. nella misura massima del 50% del totale delle spese ammissibili
  4. le domande potranno essere presentate a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018
  5. nel caso in cui l’importo complessivo dei Voucher concedibili sia superiore all’ammontare delle risorse disponibili (100 milioni di euro), il Ministero procede al riparto delle risorse in proporzione al fabbisogno derivante dalla concessione del Voucher da assegnare a ciascuna impresa beneficiaria.
    Tutte le imprese ammissibili alle agevolazioni concorrono al riparto, senza alcuna priorità connessa al momento della presentazione della domanda.

Il voucher è utilizzabile per l’acquisto di software, hardware e/o servizi specialistici che consentano di:

  • migliorare l’efficienza aziendale;
  • sviluppare soluzioni di e-commerce;
  • realizzare interventi di formazione qualificata del personale nel campo ICT.
  • ed altri

Contributi a fondo perduto per sviluppare soluzioni digitali e innovativeGli acquisti devono essere effettuati successivamente alla prenotazione del Voucher.

Il personale di BlogInnovazione è a disposizione per fornire le informazioni tecniche di propria competenza finalizzate alla presentazione della domanda. Mandaci una domanda e noi ti richiameremo che fornirvi tutte le informazioni necessarie. Compila la pagina Contatti al link, e noi ti richiameremo.

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito del Ministero per lo sviluppo economico: Voucher per la digitalizzazione

 

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