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Fashion e digital: i brand aumentano gli investimenti nell’online

Social media, e-commerce e online advertising: il rapporto tra fashion e digital è sempre più intenso a discapito dei media tradizionali

Il settore del fashion, quello che secondo il The Wall Street Journal era considerato l’ultimo baluardo della pubblicità su carta stampata, sta progressivamente virando i suoi investimenti nell’advertising online.

Magazine e giornali del mondo della moda stanno difatti cedendo il posto alle campagne che viaggiano sui social media e più in generale sul web.

gucci

Sono le grandi case come Gucci e Louis Vuitton a guidare questa nuova tendenza trainando l’intero settore del fashion, che complessivamente ha incrementato la spesa in online advertising del 63% rispetto al 2013. Nello stesso periodo, gli investimenti sui media cartacei sono diminuiti del 8%.

Il digital è fashion

Pare che il digitale vada proprio di moda tra gli addetti ai lavori. François-Henri Pinault, Amministratore Delegato del gruppo del lusso Kering Co., ha dichiarato: “Se dovessimo lanciare un brand oggi, tutta la comunicazione per iniziare sarebbe online”.

Pinault ha poi confermato il trend affermando che oggi la quota di budget destinato alla comunicazione digitale rappresenta il 40% rispetto al 20% di 18 mesi fa.

Va sottolineato che la relazione tra questi due mondi si è intensificata solo in questi ultimi anni; le aziende del fashion infatti hanno dovuto attendere il momento in cui la qualità dei contenuti digitali diventasse “all’altezza” del posizionamento dei loro brand offline.

Piattaforme web e social media oggi offrono la possibilità di creare grafiche ed inserzioni accattivanti, in grado di soddisfare le aspettative anche di un pubblico esigente come quello dell’alta moda.

Un nuovo approccio al marketing

Ciò che sta accadendo è frutto di un approccio al marketing di tipo olistico dove la multicanalità risulta esserne una componente fondamentale. Gli sviluppi possono essere molteplici: orientandosi verso i canali online rispetto alla stampa tradizionale, le marche del fashion hanno deciso di relazionarsi in maniera sempre più diretta con il proprio pubblico.

Anche teorie e tendenze delle più in voga come quella del marketing olistico vanno ripensate alla luce delle trasformazioni imposte dal digitale, o del bisogno di “essere” parte del processo di decisione e formulazione dei valori aziendali. Chi si chiede se esista ancora una possibilità di scelta tra marketing “tradizionale” e marketing olistico, dovrebbe tenere in considerazione che i confini tra i due approcci sono sempre più sfumati e labili.

Olistico è certamente il pannello di strumenti che abbiamo a disposizione per comunicare i prodotti o servizi o, più semplicemente, il brand. Gli spazi che abbiamo a disposizione per convertire gli utenti, cioè portarli alla decisione d’acquisto, sono tanti, eterogenei e si diversificano per profilazione.

La fine della carta?

Sebbene il comparto delle riviste abbia incassato il colpo, non si può parlare di morte del formato cartaceo. La stampa continuerà ad essere un elemento chiave del communication mix soprattutto in un settore come quello del fashion, in cui alcuni magazine sono delle vere e proprie istituzioni e restano dei punti di riferimento per l’individuazione di stili e tendenze.

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Walmart Vs. Amazon: nuova battaglia vecchia strategia

Amazon ha deciso di diventare Walmart, prima che Walmart possa avvicinarsi al diventare Amazon.

Il colosso dell’ecommerce ha deciso di avviare un programma dedicato agli americani più poveri. Così facendo, Amazon dichiara guerra a Walmart, nel segmento di clientela “food stamp”. In questo modo però i clienti con basso reddito potranno acquistare a prezzo dimezzato (5,99 dollari) un abbonamento Prime per ricevere consegne gratuite.

Amazon Vs Walmart

Nuovo capitolo della guerra tra i due colossi, ma vecchia strategia. Una lotta a colpi bassi, entrando nel settore dove Walmart è più forte.

“Nessuno può obiettare il fatto che Wal-Mart sia il dettagliante più grande, più redditizio e più inquietante della Terra. Sapete che cosa c’era scritto su un cartello esposto all’interno degli uffici della sede nel periodo in cui Wal-Mart puntava con ogni mezzo a raggiungere il successo di Amazon.com ? NON SI PUO’ FARE COME AMAZON MA MEGLIO DI AMAZON”  … LA MUCCA VIOLA, Seth Godin …

Il progetto è destinato a tutti gli americani che ricevono dal governo i “food stamp” attraverso il Supplemental Nutrition Assistance Program. Il programma federale tramite il quale circa 45 milioni di americani con reddito molto basso, o nullo si vedono assegnare buoni per l’acquisto di generi alimentari.

Amazon Vs. WalmartUna volta registrata la loro EBT (electronic benefit transfer card), i cittadini con reddito basso o nullo potranno acquistare l’abbonamento a Prime alla metà del prezzo, accedendo a consegne gratuite in due giorni, spazio di archiviazione online e contenuti multimediali offerti da Prime Video. Una mossa che da un lato punta ad aiutare i consumatori in difficoltà e dall’altro consentirà ad Amazon di aumentare (e nemmeno di poco) la sua base d’utenza. Ma non solo, perché in questo modo il colosso di Jeff Bezos punta anche ad intaccare i ricavi del suo rivale “fisico”, il colosso Walmart che proprio sui food stamp ha basato gran parte della sua strategia.

Mentre scrivo, viene pubblicata una nuova notizia: Amazon acquista Whole Foods. Ulteriore escalation nella lunga battaglia con Walmart che a sua volta ha annunciato un accordo di 310 milioni di dollari per acquisire il rivenditore di abbigliamento internet Bonobos.

Brittain Ladd, consulente Walmart per la supply chain, ha dichiarato “Walmart non può assolutamente perdere con Amazon. Se Walmart perde nel settore grocery, non avrà alcuna possibilità di detronizzare Amazon nel settore del commercio elettronico mondiale”.

Amazon Vs. Walmart

Lo scorso anno Walmart ha fatturato 13 miliardi di dollari dalle vendite tramite food stamp: il re del retail americano si basa fortemente sui clienti con reddito basso o nullo, tanto che circa un quinto dei suoi ricavi deriva proprio dal Supplemental Nutrition Assistance Program. Un mercato apparentemente povero, ma in realtà molto interessante. Allo stesso tempo Walmart sta cercando di espandere il suo business anche online, strategia per la quale ha acquisito alcuni portali di ecommerce come Jet.com e Modcloth con la speranza di poter contrastare l’avvento di Amazon. Che però sembra inarrestabile: nonostante i ricavi registrati dal colosso di Bezos siano esattamente la metà di quelli generati da Walmart, in borsa Amazon vale il doppio.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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L’importanza di essere i primi: Google testa controllo traffico droni

Google vuole controllare il traffico dei droni. Seguiamo la strategia dell’essere i primi e/o essere i più bravi in un nuovo mercato.

Il mercato dei droni fa gola a molti in silicon valley, un po’ meno nel vecchio continente. Google, ancora una volta, vuole essere in prima linea ma non solo, vuole essere anche il migliore player sin dall’inizio. Quindi si è mossa per testare un suo sistema di controllo del traffico aereo dei velivoli, senza pilota, in prove coordinate dalla Nasa e dall’ente americano per l’aviazione civile (Faa).

Google Controllo droni

Prima che migliaia di droni invadano i cieli per le consegne di pacchi c’è infatti bisogno di un sistema che ne controlli il traffico aereo, per assicurarsi che non avvengano collisioni. Il team di Google che lavora ai droni, Project Wing, ha messo a punto un suo sistema o lo ha testato al Virginia Tech dove la Faa ha creato un sito per testare dispositivi e tecnologie.

Nei test, riporta il sito Recode, il team di Google è riuscito a monitorare da un’unica piattaforma i percorsi di volo di più droni contemporaneamente, tre di Project Wing impegnati in consegne e due di altre compagnie che simulavano operazioni di ricerca e salvataggio. Grazie al software i droni riuscivano a controllarsi l’un l’altro senza l’intervento manuale di un operatore per evitare collisioni.

Esperimenti importanti visti gli sforzi non solo di Google ma anche di altre compagnie, Amazon in testa, per riuscire a lanciare servizi commerciali di consegne con i droni.

L’interessamento di Google al mercato dei droni, e di altri player americani, mi fa venire in mente una citazione del Prof. Romano Prodi: “le nuove caravelle della globalizzazione”. L’iNiña, l’ePinta e la Wikimaría. Il problema – dice Prodi – è che le caravelle, cioè le reti, sono tutte “americane o cinesi”

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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Perchè Fire phone di Amazon è stato un fallimento. Arriva Ice

Dopo soli due mesi dal lancio di Fire smartphone da parte di Amazon, il prodotto ha deluso le aspettative.

Gli stessi clienti di Amazon hanno dato allo smartphone una valutazione deludente, pari a 2,6 stelle su 5. Leggendo i feedback, le definizioni più comuni sono state “da dimenticare” e “mediocre”.
Amazon contava di acquisire una fetta significativa dell’enorme mercato mondiale degli Smartphone, dominato da rivali come Apple (AAPL, -0,15%), Google (GOOG, + 0,24%) e Samsung. Inoltre, Fire avrebbe dovuto aiutare le vendite sul negozio online di Amazon, facilitandone la ricerca e l’acquisto di prodotti. L’esperienza per Amazon è stata molto deludente, e non è chiaro se riuscirà a recuperare il suo flop.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Le probabilità di successo di Amazon, nel mercato degli smartphone, sono sempre state molto basse. Il prodotto fire phone non ha mostrato elementi di innovazione, sembrava essere un dispositivo adeguato con caratteristiche comparabili agli altri sul mercato in termini di schermo, fotocamera e memoria. Ciò che avrebbe potuto caratterizzare e distingue il prodotto è un effetto tridimensionale per la grafica. Su determinate applicazioni e un’applicazione denominata Firefly che consente agli acquirenti dei negozi di Amazon di individuare facilmente più di 100 milioni di prodotti diversi e di acquistarli online.
Ma in un mercato dominato da dispositivi Apple e Android, distribuire un prodotto “adeguato” non basta. Per distinguersi, uno smartphone come Fire phone avrebbe dovuto avere caratteristiche hardware e software assolutamente innovative.
“Se si fosse presentato con questo telefono molto tempo fa, avrebbero potuto avere molta più attenzione”, dice Frank Gillett, un analista di Forrester.
Robert Brunner, che ha lavorato come direttore di design industriale di Apple dal 1989 al 1997 e successivamente ha collaborato alla progettazione del primo lettore di e-reader Amazon, ha dato una valutazione molto più pessimistica. “Per essere franco, il telefono Amazon ha zero cache”, dice. “Il design stesso è neutro”.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Inoltr, fire è stato il più sfacciato tentativo, da parte di qualsiasi creatore di smartphone, per bloccare i propri utenti nel proprio ecosistema di prodotti. Certamente, l’iPhone ha da molto tempo guidato gli utenti verso i servizi di Apple, e gli utenti Android anche per le offerte di Google. Amazon ha fatto un passo avanti aggiungendo un pulsante “Buy” sul lato del telefono Fire. Fai clic su di esso e sei a pochi passi dalla consegna in due giorni.
“Personalmente ho sentito che il pulsante ‘Buy’ era un po ‘forzato”, dice Yves Behar, il pluripremiato designer industriale svizzero, “C’erano modi più eleganti per introdurlo.”
Amazon ha anche sbagliato il canale di vendita. I dispositivi Android e gli iPhone sono sugli scaffali di migliaia di rivenditori fisici e di tutti e quattro i principali carrier americani. Per comprare Fire phone, devi andare su Amazon.com, e su alcuni store come Best Buy.

Amazon ci riprova con gli smartphone.

Dopo il flop del “Fire Phone”, la compagnia di Jeff Bezos potrebbe mettere in commercio un nuovo telefono: “Ice”. Stando alle indiscrezioni riportate dal sito Gadget360 di Ndtv, lo smartphone avrebbe accesso completo ai servizi e alle applicazioni di Google, compreso il negozio di app Play Store.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Se il “Fire” era pensato per i mercati occidentali e segnatamente per gli Stati Uniti, la linea di smartphone “Ice” guarderebbe invece ai mercati emergenti come l’India. Stando alle fonti citate, Amazon avrebbe intenzione di portare almeno un modello sugli scaffali indiani entro l’anno.

Uno dei dispositivi avrebbe display compreso tra i 5,2 e i 5,5 pollici, 2GB di Ram e 16GB di memoria, fotocamera da 13 megapixel e lettore per le impronte digitali. Al momento del lancio, il prezzo potrebbe aggirarsi intorno alle 6mila rupie, un’ottantina di euro.

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La reputation online è strategica: Launchmetrics ha acquisito VisualBox

Conoscere in tempo reale il livello di reputation, e avere un feedback sulle campagne pubblicitarie e informative sui social. Questo è un asset strategico per i leader.

Avere un buon strumento di data asset management è fondamentale per chi vuole continuare ad essere leader, migliora le campagne pubblicitarie e ottimizza gli investimenti online. Lo sanno bene le multinazionali, le web agency e le società di web marketing. Negli ultimi giorni la società americana di web marketing Launchmetrics ha acquisito Visual Box, azienda italiana attiva nel monitoraggio e nell’analisi dei media per moda, cosmetica, design e lifestyle. A ciò, come riporta Wwd, si aggiunge il lancio di una nuova piattaforma, chiamata Discover, la cui peculiarità è quella di monitorare, attraverso i social, l’online e la carta stampata l’impatto delle campagne e degli eventi dei brand, così come rilevare degli insights riguardanti le loro performance cross-channel con i media e con gli influencer.

Per Launchmetrics questa acquisizione consente soprattutto di potenziare l’attività di monitoraggio, ma apporta anche alla società con sede a New York una vasta base di dati e di archivi sui contenuti fashion. Paolo Valota, cofondatore di Visual Box, diventerà il Senior Vice President responsabile del monitoraggio di Launchmetrics.

 

Launchmetrics fornisce in particolare l’analisi di dati a marchi come Dior, Vuitton, Burberry, L’Oréal, Gucci, Topshop, Fendi, Net-a-Porter, Shiseido, Jimmy Choo, DKNY o Adidas, vantandosi di collaborare con il 75% dei marchi mondiali del lusso, il 60% delle principali marche di abbigliamento e il 100% dei 15 top brand più esperti in tecnologia, di analizzare 20.000 marchi su 127 mercati e di monitorare costantemente 1,7 milioni di influencer di moda, bellezza e lusso. Visual Box comunica invece di collaborare con Levi’s, Chloé, Dolce&Gabbana, Etro, Camper, Mulberry, Revlon, La Perla e Wolford.

Interazioni che del resto sono proprio l’ingrediente alla base della sfida della nuova offerta “Discover” sviluppata da Launchmetrics: una piattaforma dedicata ai marchi che permette in un unico luogo di raccogliere i dati in merito alla ricaduta determinata da una comunicazione sulle pubblicazioni cartacee, su Internet e sulle reti sociali, in particolare attraverso l’impatto dato dall’intermediazione degli influencer.

La società Launchmetrics è nata all’inizio del 2016 dalla fusione tra la francese Augure, specialista dell’e-reputation e del marketing d’influenza, e l’azienda newyorchese Fashion GPS, pioniera nella creazione di soluzioni digitali per i comparti della moda e del lusso.

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Uber ha in progetto i Taxi volanti entro il 2020: a Dallas e Dubai

Uber renderà i Taxi volanti realtà entro il 2020, partendo da Dallas e Dubai.

Durante una conferenza tenutasi a Dallas, in Texas, Uber conferma l’idea avanzata qualche tempo fa di voler realizzare quanto prima un sistema di Taxi volanti.

L’idea alla base di tutto ciò è molto semplice e funziona sostanzialmente come di consueto: avviate l’app di Uber e selezionate su quale tetto il Taxi debba a prendervi.

Uber taxi volanti

Al momento Uber sta stringendo accordi con varie realtà per poter portare a compimento la propria idea anacronistica.

Uber punta a dimostrare che la propria idea è realmente concreta e realizzabile entro il 2020, data tra l’altro molto vicina. Le prime città che dovrebbero fare da test per il progetto saranno Dallas e Dubai.

La tecnologia alla base è la stessa dei droni e degli elicotteri (i VTOL, Vertical Take-Off and Landing), che non richiederebbe dunque grande spazio per decollare e atterrare e consentirebbe ai veicoli di sorvolare la città e fermarsi dove richiesto dai clienti.

I progetti di infrastruttura e prototipi sono in fase avanzata, rimangono da risolvere alcuni problemi legati all’entrata in servizio vera e propria. Ad esempio un piano a prova di legge per integrare la circolazione dei veicoli VTOL nel traffico urbano e in quello aereo, il tutto senza incorrere in sanzioni e in totale sicurezza.

Uber non è l’unica compagnia a guardare al cielo come alternativa alla strada.

Kitty Hawk, una startup co-fondata da Larry Page, uno dei creatori di Google, ha appena svelato il prototipo di una sorta di moto volante, mostrata in funzione sopra un lago non lontano da San Francisco.

Inoltre, nel gennaio scorso Airbus ha preannunciato che entro la fine dell’anno presenterà il prototipo di un velivolo monoposto.

Il colosso dell’aviazione sta lavorando su due concept: Vahana, un veicolo volante auto-pilotato che può trasportare una persona o delle merci; e CityAirbus, una sorta di drone a eliche multiple per più passeggeri.

Il futuro immaginato dalla fantascienza si sta avvicinando a vista d’occhio.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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ecommerce: in arrivo il primo camerino di prova virtuale 3D al mondo

Il 60% degli amanti degli acquisti online abbandona il carrello della spesa virtuale perché incerti delle dimensioni dell’indumento. Per rendere la scelta più semplice e sicura senza dover rimandare indietro la merce, arriva il primo camerino di prova virtuale al mondo che utilizza la tecnologia 3D. L’idea è di Fitle, una start-up parigina nata nel 2013, che ha sviluppato una soluzione di sizing per i siti e-commerce di moda.

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La start-up ha creato lo strumento di guida alle taglie più avanzato sul mercato che permette ai clienti di trovare la taglia più adatta a loro in pochi semplici clic e di poter provare gli indumenti in tempo reale, grazie alla tecnologia 3D. La start-up è stata fondata da due ingegneri, Charles Nouboué (28 anni) e Gaétan Rougevin-Baville (28 anni), ed è composta da un team R&D di oltre 20 persone e si affida alla banca dati di sizing più vasta al mondo, Fitle ha come obiettivo migliorare l’esperienza degli utenti durante gli acquisti sul web. Questo, dunque, è l’asso nella manica della start-up che propone la soluzione più accurata disponibile sul mercato in materia di taglie, che migliora di giorno in giorno, grazie all’apprendimento automatico dei dati raccolti.

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Google è alla moda con Stylish Fashion Dresses Ideas

Per venire incontro alle esigenze degli utenti che navigano sul web in cerca di accessori e abbigliamento, la compagnia di Mountain View ha lanciato la funzione “idee di stile” o “Stylish Fashion Dresses Ideas”, che consente di vedere capi d’abbigliamento e accessori indossati nella vita di tutti i giorni.

Stylish

Sulla app per Android e sulla versione mobile di Google, basta fare una ricerca per immagini della sciarpa di un brand o di una giacca per vedere una serie di foto che mostrano quei capi indossati in diversi abbinamenti da modelle e modelli in strada, al parco o al tavolo di un bar. La novità rende più facile comprendere le caratteristiche e lo stile di un capo prima di decidere se comprarlo o meno.

“Sfogliando le immagini di articoli d’abbigliamento, Google mostra una griglia di outfit e immagini ispiratrici che fanno vedere come un prodotto può essere indossato nella vita reale”, spiega la società in un post.

Non solo: Google mostra anche una carosello di vestiti e accessori simili a quello cercato, sia esso un paio d’occhiali o una gonna, di vari marchi e con relativi prezzi. Un modo per incrementare gli acquisti mostrando opzioni diverse, e magari più convenienti, dallo stile simile.

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Occhiali da Sole per i pagamenti: presto potrai pagare con i WaveShades

Oltre allo smartphone o lo smartwatch, useremo anche gli occhiali da Sole per pagare.

L’idea è di Visa, che all’Interactive festival SXSW ad Austin, in Texas, ha svelato un prototipo di occhiali da sole dotati di un chip per pagamenti senza fili.

Gli occhiali hi-tech sono identici a quelli tradizionali, se non per la presenza di un chip NFC che permette di saldare il conto alla cassa avvicinando gli occhiali a un POS abilitato.
Occhiali da Sole
In un’intervista alla CNBC, il responsabile del marketing per Visa Chris Curtin ha detto: “La nostra visione è quella di prendere oggetti che non si pensa possano consentire di fare pagamenti, come gli occhiali da sole o un anello, e spiegare al mercato che forse potrebbero consentire l’abilitazione dei pagamenti”.

Per Visa non si tratta della prima sperimentazione di dispositivi indossabili. La compagnia ha già testato sistemi di pagamento integrati in bracciali e anelli.

Il prototipo è stato realizzato grazie alla collaborazione tra Visa e la startup Australiana Inamo che ha fornito i chip impermeabili.

Il funzionamento della nuova tecnologia ricalca quanto già avviene per le carte di credito dotate della medesima possibilità.

Infatti, all’interno di un normale paio di occhiali da sole è stato inserito un piccolissimo chip abilitato per i pagamenti senza strisciata. Appoggiando la stanghetta degli occhiali sul POS abilitato. Al momento Visa permette i pagamenti effettuati attraverso una carta prepagata e non una carta di credito.

La scelta di realizzare gli occhiali  è presto spiegata anche dalla competizione di surfisti scelta per la presentazione. L’Australia è famosa per il proprio mare e le proprie spiagge. Integrare un sistema di pagamento all’interno degli occhiali da sole, accessorio imprescindibile in questo continente, permette di portare sempre con sé un portafoglio senza il rischio di perderlo tra la sabbia o tra le onde.

Nel caso preso in considerazione da Visa, vengono utilizzati occhiali da sole, ma la caratteristica smart potrebbe estendersi anche a quelli da vista. Al momento però non ci sono versioni disponibili per il pubblico né si conosce l’eventuale futura disponibilità. Il prototipo, allo stato attuale, serve per cercare nuovi partner e sponsor per portare avanti lo sviluppo.

 

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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In India i pagamenti arriveranno via WhatsApp

L’India potrebbe essere il primo Paese nel quale WhatsApp si prepara a lanciare un proprio servizio per i pagamenti digitali su piattaforma mobili

Lo sostengono agenzie locali, precisando che WhatsApp dovrebbe appoggiarsi a UPI (Unified Payments Interface), un sistema di pagamento lanciato dalla National Payments Corporation indiana e regolato dalla Reserve Bank of India, che per l’appunto abilita il trasferimento di fondi tra due account via piattaforme mobili.

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Lo sostengono agenzie locali, precisando che WhatsApp dovrebbe appoggiarsi a UPI (Unified Payments Interface), un sistema di pagamento lanciato dalla National Payments Corporation indiana e regolato dalla Reserve Bank of India, che per l’appunto abilita il trasferimento di fondi tra due account via piattaforme mobili.

Il mercato indiano è particolarmente interessante per WhatsApp, che conta nel Paese oltre 200 milioni di utenti. Non è un caso che la società, che conterebbe di lanciare il servizio entro i prossimi sei mesi, si è posta l’obiettivo di contribuire fattivamente alla crescita del mercato digitale nel Paese.

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