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Apple: Tra 10 anni niente smartphone, ma sarà possibile ?

Nel giro di 10 anni tutte le applicazioni e i servizi utilizzati tramite lo smartphone di Cupertino si sposteranno verso altri dispositivi più comodi, una rete di computer, batterie e sensori da indossare. Governati dall’intelligenza artificiale

È il 2027 e stai camminando per strada, fiducioso che arriverai alla tua destinazione anche se non sai dove sia. Potresti anche non ricordare perché il dispositivo ti sta dicendo di andarci. Una voce nell’orecchio ti fornisce le indicazioni passo dopo passo e, nel frattempo, ti prepara per l’appuntamento. Oh, giusto, dovrai fare un colloquio a un educatore cinofilo per la tua attività di supporto psicologico agli animali domestici. Arrivi al caffè, ti guardi intorno e una donna che non conosci si avvicina. Un display che puoi visualizzare solo tu rileva il suo volto e, proprio come in Terminator, provvede a scrivere accanto in stampatello il suo nome. Successivamente potrai disporre di una trascrizione generata automaticamente di tutto ciò che vi siete detti.

Apple

Nel 2017 l’ iPhone festeggia il decimo anniversario del lancio sul mercato ed è ancora uno dei prodotti di consumo più riusciti della storia. Ma quando celebrerà il ventesimo, il concetto di «telefono» sarà stato completamente sradicato: lo scenario dell’incontro con lo psicologo per cani ti riguarderà anche se non hai un iPhone in tasca.

Certo, Apple potrebbe ancora proporre il lucente mattoncino. (a quel punto gli iPhone forse saranno sottili e pieghevoli, oppure avvolgibili in rotoli come i papiri dell’antichità.) Ma la suite di applicazioni e servizi attualmente incentrata sulla sua versione fisica sarà migrata verso altri dispositivi più comodi e altrettanto performanti: una «rete corporea» di computer, batterie e sensori che risiedono sui nostri polsi, nelle nostre orecchie, sui nostri volti e chissà dove altro. Cercare di prevedere dove arriverà la tecnologia nell’arco di una decina d’anni può essere un’impresa folle, ma quante altre volte così tante tendenze emergenti potevano essere ricondotte a un unico pacchetto?

Apple

Apple sta lavorando per inserire microprocessori sempre più potenti in ognuno dei propri dispositivi.

Siri sta diventando più intelligente. Nel frattempo il big della Silicon Valley sta approfondendo la realtà aumentata, concedendo agli sviluppatori la possibilità di creare applicazioni in cui il nostro mondo fisico sia arricchito dai Pokémon fino a qualsiasi mobile Ikea che vogliamo provare nei nostri salotti. Tutte queste tecnologie, interfacciandosi con le case intelligenti, le auto intelligenti e le città intelligenti, costituiranno non solo un nuovo modo di interagire con i computer, ma un nuovo stile di vita. E, naturalmente, preoccupanti livelli di invasione della privacy.

Le acquisizioni di Apple (stando all’amministratore delegato, Tim Cook, compra una società ogni tre o quattro settimane) dovrebbero essere predittive circa le mosse future. Da quando ha acquistato Siri nel 2010, la Mela ha continuato a assorbire business nel campo dell’intelligenza artificiale: Lattice Data, Turi e Perceptio sono tutte specializzate in una qualche forma di machine learning. Infatti pare che il colosso di Cupertino stia mettendo a punto i propri chip per AI.

L’anteprima di iOS 11, caratterizzato da un’integrazione più profonda di Siri, lascia intendere la speranza di insegnare all’assistente praticamente tutte le attività su iPhone che attualmente eseguiamo mediante l’interfaccia touch. Inoltre, Apple ha concluso molte acquisizioni sul piano della realtà aumentata, la sovrapposizione di interfaccia computer e oggetti tridimensionali nel campo visivo di un essere umano, tra cui Primesense e Metaio. Cook si è detto talmente esaltato per la realtà aumentata da volerlo «gridare».

Entro il 2027 dovrebbe essere risolto il problema degli ingombranti visori per la realtà aumentata, come Microsoft HoloLens, il che significa che Apple e altri player potrebbero rilasciare una sorta di occhiali smart. Avranno la capacità di completare in modo convincente la nostra realtà visiva e uditiva, fornendo informazioni appropriate sul luogo e il momento, e pertanto offriranno un cambiamento culturale di una portata simile all’introduzione dello smartphone stesso.

«Con questo potenziamento la sfera psicologica legata al gesto di usare il telefono potrebbe cambiare drasticamente», afferma Ryan Walsh, partner della società di venture capital Floodgate che dal 2014 al 2016 ha diretto la gestione del prodotto per i media in Apple, «invece di usare il tuo telefono per allontanarti dal mondo, lo userai per unirti al mondo in maniera molto più profonda e più significativa».

Apple

La realtà aumentata e l’intelligenza artificiale beneficeranno anche dell’evoluzione dell’Internet delle cose: i gadget per la vita di tutti i giorni saranno tutti dotati di sensori, attuatori e connessione wireless.

Apple propone HomeKit per il controllo dei prodotti della casa intelligente, che aggrega le informazioni sulla salute di HealthKit e si connette all’auto con CarPlay, alla cassa dei negozi con Apple Pay e perfino a StairMaster con GymKit. Chiaramente intende collegare i dispositivi in catalogo a qualsiasi aspetto della vita.

Tutte le azioni nello spazio esterno e interno che abitiamo saranno mappate, ovvero combinate con il potere predittivo delle intelligenze artificiali e distribuite in una suite di dispositivi per cui Siri sarà diventato l’interfaccia predefinita, e il risultato potrebbe essere una vita diretta dai nostri dispositivi, una sorta di «storia a bivi» per la nostra routine quotidiana.

Apple

In un primo momento sarà una passeggiata. Avendo automaticamente riempito i nostri calendari con la pianificazione già esistente gestita dall’intelligenza artificiale, i nostri dispositivi ci accompagneranno da un’attività all’altra, suggerendo le opzioni per lo spostamento, trasporto pubblico o automobile volante. Ma la relazione cambierà quando l’intelligenza artificiale arriverà a sapere di più su di noi.

«Mentre fai una passeggiata il device potrebbe dirti: Hey, dovresti entrare qui, fanno un caffè fantastico e c’è anche una persona che potrebbe piacerti», ipotizza Jonathan Badeen, co-fondatore e chief strategy officer di Tinder.

Entro il 2027 Apple e i suoi rivali avranno consolidato un mondo basato sul compromesso: se vuoi che la tua vita sia migliorata dall’intelligenza artificiale dovrai sottoporti a una sorveglianza costante da parte dei tuoi dispositivi o, in molti casi, dai colossi tech stessi. Apple scommette che ti fiderai: la policy sulla privacy dell’azienda recita che non guarderà o condividerà i tuoi dati, che saranno crittografati in modo che altri non possano farne uso.

Abituarsi a questo non sarà facile. Proprio come entrare nell’auto o dormire in casa di un estraneo sembrava una follia prima di Uber e Airbnb. Nel 2027 la più importante novità di iPhone potrebbe essere la nostra disponibilità ad accettare cose che oggi non siamo nemmeno in grado di immaginare.

 

tradotto da The Wall Street Journal Europe

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I media il dominio di Google e Facebook e il mercato della pubblicità digitale

Il mondo dell’industria dei Media diventa ogni giorno più piccolo.

Il continuo successo dei titani di Silicon Valley Google e Facebook, che dominano il settore pubblicitario online, ha lasciato agli editori tradizionali sempre meno spazi in cui si trovano a lottare per dividersi gli scarti dei colossi.
Una nuova analisi del gruppo di ricerca Pivotal ha dimostrato che Google e Facebook rappresentano circa il 71% di tutte le vendite di pubblicità digitale negli Stati Uniti nel primo trimestre del 2017 e l’82% della crescita della pubblicità digitale. Si tratta di un aumento costante di anno in anno rispetto al 2016 e al 2015, quando i due giganti tecnologici avevano una quota combinata del 69 per cento e del 64 per cento della pubblicità digitale, rispettivamente, secondo l’analisi

Cosa resta per i media tradizionali ? Non molto, secondo Alan Mutter, analista e professore all’università della California a Berkeley.

Nel 2014, Mutter scrisse sul blog REFLECTIONS OF A NEWSOSAUR un articolo sull’industria americana dei giornali, pubblicando alcune percentuali di variazione del mercato. In particolare una diminuzione del 52% della pubblicità digitale nel corso del decennio precedente. Aveva anche descritto come sempre più persone stanno creando gratuitamente contenuti, mentre i giornalisti vedono sempre più attaccata la loro professionalità e capacità di creare contenuti in modo professionale.

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E poiché la pubblicità digitale supera anche gli annunci televisivi, Mutter ha dichiarato che ci sarà sempre meno spazio per un giornalismo di approfondimento e ben documentato, che richiede molto tempo e risorse.

“Le persone fanno un investimento nella produzione di contenuti, con la speranza di ricevere un giusto compenso economico”, ha scritto. “Ma non è quello che sta succedendo, e succederà sempre meno”.

Se aggiungiamo questo problema a quello relativo ai livelli di fiducia nei media, cosa otteniamo ? “Un vero problema profondo per la società”, dice Mutter. “C’è una vera ragione per cui questo sta succedendo, non è solo un tramonto”, ha detto Mutter. “Viviamo oggi in un mondo davvero diverso”.

Che cosa hanno imprese internazionali come Google e Facebook che la stampa tradizionale non ha ? Perchè queste aziende continuano a stupire con il loro spettacolare successo, mentre le grandi marche di una volta arrancano a fatica alle loro spalle ? Le P tradizionali come prezzo, promozione, pubblicità, posizionamento e altre che il marketing usa da tempo non funzionano più. Oggi, all’elenco, c’è da aggiungere un’altra P di importanza eccezionale quella di Purple Cow, la Mucca Viola. Che non è una funzione di marketing cui ricorrere a prodotto finito. La Mucca Viola è qualcosa di fenomenale, inatteso, entusiasmante e assolutamente incredibile che è dentro il prodotto. C’è o non c’è Punto… Seth Godin – La Mucca Viola …

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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Walmart Vs. Amazon: nuova battaglia vecchia strategia

Amazon ha deciso di diventare Walmart, prima che Walmart possa avvicinarsi al diventare Amazon.

Il colosso dell’ecommerce ha deciso di avviare un programma dedicato agli americani più poveri. Così facendo, Amazon dichiara guerra a Walmart, nel segmento di clientela “food stamp”. In questo modo però i clienti con basso reddito potranno acquistare a prezzo dimezzato (5,99 dollari) un abbonamento Prime per ricevere consegne gratuite.

Amazon Vs Walmart

Nuovo capitolo della guerra tra i due colossi, ma vecchia strategia. Una lotta a colpi bassi, entrando nel settore dove Walmart è più forte.

“Nessuno può obiettare il fatto che Wal-Mart sia il dettagliante più grande, più redditizio e più inquietante della Terra. Sapete che cosa c’era scritto su un cartello esposto all’interno degli uffici della sede nel periodo in cui Wal-Mart puntava con ogni mezzo a raggiungere il successo di Amazon.com ? NON SI PUO’ FARE COME AMAZON MA MEGLIO DI AMAZON”  … LA MUCCA VIOLA, Seth Godin …

Il progetto è destinato a tutti gli americani che ricevono dal governo i “food stamp” attraverso il Supplemental Nutrition Assistance Program. Il programma federale tramite il quale circa 45 milioni di americani con reddito molto basso, o nullo si vedono assegnare buoni per l’acquisto di generi alimentari.

Amazon Vs. WalmartUna volta registrata la loro EBT (electronic benefit transfer card), i cittadini con reddito basso o nullo potranno acquistare l’abbonamento a Prime alla metà del prezzo, accedendo a consegne gratuite in due giorni, spazio di archiviazione online e contenuti multimediali offerti da Prime Video. Una mossa che da un lato punta ad aiutare i consumatori in difficoltà e dall’altro consentirà ad Amazon di aumentare (e nemmeno di poco) la sua base d’utenza. Ma non solo, perché in questo modo il colosso di Jeff Bezos punta anche ad intaccare i ricavi del suo rivale “fisico”, il colosso Walmart che proprio sui food stamp ha basato gran parte della sua strategia.

Mentre scrivo, viene pubblicata una nuova notizia: Amazon acquista Whole Foods. Ulteriore escalation nella lunga battaglia con Walmart che a sua volta ha annunciato un accordo di 310 milioni di dollari per acquisire il rivenditore di abbigliamento internet Bonobos.

Brittain Ladd, consulente Walmart per la supply chain, ha dichiarato “Walmart non può assolutamente perdere con Amazon. Se Walmart perde nel settore grocery, non avrà alcuna possibilità di detronizzare Amazon nel settore del commercio elettronico mondiale”.

Amazon Vs. Walmart

Lo scorso anno Walmart ha fatturato 13 miliardi di dollari dalle vendite tramite food stamp: il re del retail americano si basa fortemente sui clienti con reddito basso o nullo, tanto che circa un quinto dei suoi ricavi deriva proprio dal Supplemental Nutrition Assistance Program. Un mercato apparentemente povero, ma in realtà molto interessante. Allo stesso tempo Walmart sta cercando di espandere il suo business anche online, strategia per la quale ha acquisito alcuni portali di ecommerce come Jet.com e Modcloth con la speranza di poter contrastare l’avvento di Amazon. Che però sembra inarrestabile: nonostante i ricavi registrati dal colosso di Bezos siano esattamente la metà di quelli generati da Walmart, in borsa Amazon vale il doppio.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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Focus sull’adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP

Valentino e YNAP insieme per una nuova era del luxury retail.

Valentino e Yoox Net-A-Porter hanno avviato una partnership per creare un nuovo modello di business omni-channel, denominato Next Era e che sarà lanciato all’inizio del 2018, con l’obiettivo di arricchire l’esperienza dei clienti reinventando il rapporto tra i brand del lusso e gli online retailer. Questa notizia rappresenta un bell’esempio di innovazione di valore, due aziende importanti che valutano i trend esterni, che analizzano i settori di mercato e i gruppi strategici, che studiano il comportamento degli acquirenti, e decidono di avviare un progetto comune per ideare un nuovo spazio di mercato.
Focus sull'adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP

Next Era si basa sul flagship store di Valentino e consentirà agli utenti di accedere online a una selezione di prodotti senza precedenti, potendo attingere sia all’inventario delle boutique che dei centri logistici della griffe, oltre a utilizzare il network globale degli otto centri di distribuzione di YNAP nel mondo, da New York e Dubai, fino a Milano e Shanghai. Con questa piattaforma omnicomprensiva, i clienti di Valentino potranno usufruire di una scelta ancora più ampia di prodotti, di funzionalità mobile in negozio e una consegna più rapida tramite un servizio che prevede che gli ordini possano essere completati direttamente dalle boutique del marchio.

Parliamo quindi di prodotti di fascia alta, di ampia scelta, alta disponibilità in prossimità dei potenziali clienti. Se aggiungiamo un rapido servizio di consegna, il gioco è fatto. Il cliente di Dubai può entrare in negozio, provare il capo di abbigliamento o verificare le misure in modo accurato (se non disponibile) e chiedere che gli venga consegnato in un certo orario ad un certo indirizzo.

Focus sull'adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP
Stefano Sassi, Ceo di Valentino, e Federico Marchetti, Ceo di YNAP

In contrapposizione a questa notizia, riportiamo uno studio fatto dalla banca Credit Suisse.

Stati Uniti: un quarto dei centri commerciali potrebbe chiudere entro il 2022

Il settore della distribuzione statunitense conosce da due anni delle forti turbolenze. Le difficoltà del commercio fisico americano potrebbero però aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni. È quanto emerge da una nota di ricerca della banca Credit Suisse, che prevede che un quarto dei centri commerciali statunitensi chiuderà entro cinque anni.

Secondo lo studio, una percentuale compresa fra il 20 e il 25% dei centri commerciali attualmente in attività negli USA non esisterà più nel 2022, il che corrisponde a una forchetta tra le 220 e le 275 chiusure.

Focus sull'adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP

I centri commerciali sono particolarmente colpiti dalla graduale cessazione dell’attività dei loro negozi più trainanti. Il rapporto spiega questo fenomeno con lo sviluppo dell’e-commerce e anche con il fatto che i consumatori si rivolgono sempre di più verso i negozi a prezzi stracciati.

Mentre i marchi si sforzano di individualizzare le esperienze d’acquisto, vedi Valentino con YNAP, il volto del commercio al dettaglio sta cambiando. Le insegne che sono state capaci di cavarsela sono quelle che hanno saputo adottare tecniche diverse per attirare i clienti e che selezionano con cura la posizione dei loro punti vendita, in modo che essa corrisponda al mutare delle preferenze dei consumatori.

Credit Suisse prevede che le vendite di abbigliamento continueranno a spostarsi verso l’e-commerce, verso strutture e organizzazioni che siano in grado di soddisfare esigenze specifiche di servizio. La convinzione è che il mercato sarà sempre più di aziende che saranno in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza,

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STRATEGIA OCEANO BLU: Amazon dà consigli di stile con Alexa

Amazon (Alexa) è una Big indiscussa del commercio online perchè sin dall’inizio ha capito che le aziende per avere successo, devono smettere di farsi concorrenza. L’unico modo per battere la concorrenza è smettere di cercare di battere la concorrenza.

Per far questo, Amazon è alla continua ricerca di nuovi spazi dove muoversi, anzi nuovi oceani blu dove navigare tranquilli, e presidiare gli oceani rossi “quasi commodity” del “semplice” e-commerce.

Ecco che Amazon propone sempre nuovi servizi innovativi ed esclusivi, e quindi è arrivata l’ora dei consigli di stile. La compagnia ha infatti lanciato Echo Look, una versione del suo speaker con assistente vocale integrato pensata per aiutare nella scelta di cosa indossare. Il dispositivo, che non manca di sollevare alcune perplessità sulla privacy, scatta foto dell’outfit, offre suggerimenti e, tramite l’intelligenza artificiale, può giudicare l’abbigliamento.Alexa

La versione modaiola dello speaker consente di fare foto e video attraverso un comando vocale indirizzato ad Alexa, l’assistente virtuale di Amazon. In questo modo l’utente può vedere come sta con determinati capi e magari provare molteplici outfit per poi scegliere il più gradito. Le foto possono essere memorizzate in una sorta di raccolta dei look, oltre che condivise. In base al proprio stile, inoltre, si ricevono consigli per gli acquisti.

La funzione Style Check permette poi di avere una seconda opinione sull’abbigliamento scelto. Il servizio, via app, unisce algoritmi di apprendimento automatico e consigli di esperti di moda per decidere qual è il migliore tra due outfit.

La versione di Echo con fotocamera, su cui erano trapelate indiscrezioni agli inizi di marzo, è in vendita su Amazon in Usa a 200 dollari e offre gli stessi servizi dell’altoparlante classico, dalla lettura delle news alla riproduzione musicale, dalle previsioni del tempo alle condizioni del traffico.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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Le imprese hanno bisogno di innovazione

Si parla molto di innovazione, e solitamente con il termine si riferisce a tutto ciò che si fa di nuovo e rivoluzionario. Un elemento caratteristico dell’innovazione è la disponibilità ad essere aperti a nuove idee, che migliorano e modificano il modo in cui facciamo le cose.

Un elemento caratteristico dell’essere umano è che siamo creature di abitudine e quindi ci viene naturale essere avversi al cambiamento. Le organizzazioni sono ancora più avverse a cambiare, e spesso cercano di cambiare il comportamento quando è troppo tardi. Imprese InnovazioneSolitamente l’impresa esprime diversi alibi per motivare il proprio status quo, tra cui: ‘Abbiamo quota di mercato’, ‘siamo troppo grandi per cambiare’, ‘La modifica influirà sul prezzo delle azioni’, o ancora ‘Siamo il leader’. Kodak, Blockbuster e Borders sono alcuni esempi di aziende restie al cambiamento.

Ironia della sorte, l’industria delle tecnologie e le persone che vi operano sono tra i più desiderosi di cambiare. Anche se nell’Information Technology, sono molte le ragioni che potrebbero soffocare l’innovazione: il comportamento del fornitore, l’hardware proprietario, il blocco della concorrenza, i problemi che potrebbero emergere se si utilizza una tecnologia “non supportata”.

Dalla mia esperienza, gli architetti IT sono spesso costretti ad implementare una certa tecnologia, anche se sono disponibili soluzioni migliori, meno costose e più innovative. Alcuni ritengono di aver bisogno di sostenere le vecchie tecnologie e di proteggere la loro proprietà e conoscenze intellettuali, semplicemente per avere una maggiore sicurezza di mantenere il proprio posto di lavoro.

Imprese Innovazione

Il problema è la “pseudo innovazione”. Solo perché qualcuno acquista una nuova versione della stessa tecnologia, non significa essere innovativi. E’ sempre importante farsi alcune semplici domande quando un fornitore parla di prodotto innovativo – “Come mi aiuterà a ridurre i costi, ridurre la complessità e migliorare le prestazioni, la disponibilità e l’affidabilità?” È solo un sostituto o aiuterà a trasformare la mia attività ? E, infine, la scelta del prodotto spiega come hai innovato?

Spesso i venditori di prodotti non-innovativi soffocano l’innovazione semplicemente per mantenere la loro linea di fondo mantenendo i clienti bloccati a prodotti proprietari. In questo arena, non è il più forte che sopravvive, ma bensì le persone che sono aperte a cambiare e adattarsi in base alle loro esigenze e all’ambiente in cui operano.

Quindi l’elemento fondamentale è tenere sempre la mente aperta, indagare sempre per nuovi modi per fare le solite cose, migliorandole sotto tutti i punti di vista. Se vedi una tecnologia innovativa e senti che potrai trarre vantaggio per te e per la tua organizzazione, prova, prova e prova. Una volta che avete fiducia nell’innovazione, puoi andare avanti e prenderci gusto.

Imprese Innovazione

L’innovazione non riguarda semplicemente i vantaggi finanziari, ma come obiettivo principale è quello di guadagnare un vantaggio competitivo.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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I 4 modelli di business delle aziende che operano nel digitale

Ogni attività già in fase della preparazione della strategia deve definire un modello di business che intende seguire.

Ovvero un insieme di linee guida sul modo di operare per convertire le azioni in valore, sia per il business che per il cliente.

Oggigiorno le aziende sfruttano sempre di più il digitale a livello di marketing strategico e marketing operativo, e le aziende che intendono operare nel digitale, possono essere orientati verso un determinato modello di business.

Sono 4 i modelli principali di business per chi opera nel digitale:

  • MODELLO INCENTRATO SUL BRANDING

    Questo modello si pone come obiettivo quello di far conoscere ai potenziali clienti i prodotti e i servizi offerti dall’azienda, ma anche i propri valori per determinare l’immagine aziendale.

Operando nel digitale questa strategia può essere efficace sfruttando i social network (Facebook su tutti); tramite la creazione di una pagina aziendale in cui verranno inserite informazioni chiare sul prodotto e i servizi offerti oltre che ai valori aziendali.

Lo storytelling risulta essere uno strumento molto efficace a livello di branding.

Per una campagna promozionale su Facebook ad esempio sarà utile sponsorizzare i post incentrando la campagna sulle impressioni “cpm” (costo per mille impressioni), in modo da avere una maggiore copertura del post (che aumenterà o diminuirà in base all’offerta), e poter quindi raggiungere più facilmente i potenziali clienti.

  • MODELLO INCENTRATO SULLA LEAD GENERATION

    Questo modello invece è incentrato sulla creazione e l’implementazione della lista dei contatti aziendali, e quindi una lista di possibili clienti interessati ai servizi e prodotti offerti dall’azienda.

Nel web marketing tale lista la si può creare tramite operazioni di marketing mirate; in particolare tramite l’utilizzo dei social network, in modo da targettizzare gli utenti in base agli interessi e creare post che rimandino, tramite una landing page, al form di iscrizione alla newsletterdel sito aziendale, in modo da poter ottenere i dati dell’utente ed aggiungerlo alla lista contatti.

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La lista contatti serve all’azienda per creare un rapporto con i clienti acquisiti e potenziali, in modo da applicare strategie di e-mail marketing e vendere quindi meglio i propri prodotti e servizi.

Ovviamente tale modello è efficace se l’azienda offre un effettivo valore al cliente (non sempre le e-mail promozionali sono ben viste dagli utenti, e capita spesso che non vengano nemmeno aperte), in quanto essi lasciano le loro informazioni tramite la compilazione di un form.

Tale valore consiste in promozioni esclusive, aggiornamenti anticipati su nuovi prodotti, news….

Rispetto al modello precedente che è incentrato sull’aumento della copertura e delle visualizzazioni, questo modello ha invece come obiettivo l’aumento delle conversioni (in questo caso la compilazione del form per l’iscrizione alla newsletter).

MailChimp è un’ottimo software per la creazione e gestione di una lista contatti.

  • MODELLO INCENTRATO SULL’ E-COMMERCE

    Tale modello è invece incentrato sull’aumento delle vendite dei prodotti e servizi offerti dall’azienda.

In questo caso il business può essere incentrato solamente sullo shop online o sull’integrazione con il negozio fisico, ad esempio: acquisto online con spedizione diretta, acquisto online e ritiro della merce presso il negozio fisico, prenotazione online e pagamento/ritiro presso negozio fisico.

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Per questo modello la strategia social ottimale consiste nella creazione di post che rimandino allo shop online, e post caratterizzati da una “call to action” del tipo “acquista ora!” coerenti con i fini di tale modello di business…aumentare le vendite.

Sarà dunque necessario creare dei post e delle call to action accattivanti, e curare il sito e-commerce in modo da mettere bene in risalto il prodotto con belle foto, e magari anche con l’ausilio di programmi di grafica; oltre al fatto che il sito deve essere facilmente navigabile e il più intuitivo possibile, in modo da agevolare l’utente nell’acquisto.

Anche le landing page devono essere studiate bene, in modo che rimandino l’utente nella sezione giusta del sito dove ha visualizzato il prodotto interessato, e diminuire il rischio che l’utente abbandoni il sito senza effettuare la transazione.

In questo modello il remarketing gioca un ruolo molto importante, in modo da raggiungere i clienti che hanno visitato il sito senza aver effettuato la transazione, tramite inserzioni pubblicitarie, ed invogliarli a effettuare l’acquisto (magari per utenti che hanno visitato il sito e non hanno avuto il tempo di concludere la transazione, o per offrire un prodotto complementare ai clienti che hanno effettuato l’acquisto).

  • MODELLO INCENTRATO

    SULL’ATTIVITÀ LOCALE

    Tale modello è adatto per le aziende che incentrano il loro business a livello locale, e quindi hanno l’obiettivo di raggiungere i clienti entro un determinato raggio di chilometri. 

Sarà quindi necessario sfruttare gli strumenti offerti dal web per creare una scheda commerciale dell’attività in modo che sia geolocalizzata, e che disponga di tutte le informazioni utili per l’utente: tipo di attività, prodotti e servizi, indirizzo, numero di telefono, email, sito web, recensioni.

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Lo scopo principale è dunque quello di utilizzare il web per fare in modo che gli utenti possano raggiungere il negozio fisico, sfruttando il sempre più utilizzo dei dispositivi mobili alla quale le persone si affidano per trovare i negozi o ristoranti alla quale sono interessati

Google My Business è lo strumento ottimale per questo modello, in quanto ti consente di creare la scheda commerciale della tua attività ed indicizzarla nei motori di ricerca, geolocalizzarla e quindi essere raggiungibile tramite Google Maps, e infine di poter disporre della piattaforma social Google Plus per poter condividere contenuti riguardo l’azienda.

Autore articolo: Johnrose Taiwo, da https://socialhunterblog.wordpress.com/2017/01/26/i-4-modelli-di-business-delle-aziende-che-operano-nel-digitale/

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