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Apple: Tra 10 anni niente smartphone, ma sarà possibile ?

Nel giro di 10 anni tutte le applicazioni e i servizi utilizzati tramite lo smartphone di Cupertino si sposteranno verso altri dispositivi più comodi, una rete di computer, batterie e sensori da indossare. Governati dall’intelligenza artificiale

È il 2027 e stai camminando per strada, fiducioso che arriverai alla tua destinazione anche se non sai dove sia. Potresti anche non ricordare perché il dispositivo ti sta dicendo di andarci. Una voce nell’orecchio ti fornisce le indicazioni passo dopo passo e, nel frattempo, ti prepara per l’appuntamento. Oh, giusto, dovrai fare un colloquio a un educatore cinofilo per la tua attività di supporto psicologico agli animali domestici. Arrivi al caffè, ti guardi intorno e una donna che non conosci si avvicina. Un display che puoi visualizzare solo tu rileva il suo volto e, proprio come in Terminator, provvede a scrivere accanto in stampatello il suo nome. Successivamente potrai disporre di una trascrizione generata automaticamente di tutto ciò che vi siete detti.

Apple

Nel 2017 l’ iPhone festeggia il decimo anniversario del lancio sul mercato ed è ancora uno dei prodotti di consumo più riusciti della storia. Ma quando celebrerà il ventesimo, il concetto di «telefono» sarà stato completamente sradicato: lo scenario dell’incontro con lo psicologo per cani ti riguarderà anche se non hai un iPhone in tasca.

Certo, Apple potrebbe ancora proporre il lucente mattoncino. (a quel punto gli iPhone forse saranno sottili e pieghevoli, oppure avvolgibili in rotoli come i papiri dell’antichità.) Ma la suite di applicazioni e servizi attualmente incentrata sulla sua versione fisica sarà migrata verso altri dispositivi più comodi e altrettanto performanti: una «rete corporea» di computer, batterie e sensori che risiedono sui nostri polsi, nelle nostre orecchie, sui nostri volti e chissà dove altro. Cercare di prevedere dove arriverà la tecnologia nell’arco di una decina d’anni può essere un’impresa folle, ma quante altre volte così tante tendenze emergenti potevano essere ricondotte a un unico pacchetto?

Apple

Apple sta lavorando per inserire microprocessori sempre più potenti in ognuno dei propri dispositivi.

Siri sta diventando più intelligente. Nel frattempo il big della Silicon Valley sta approfondendo la realtà aumentata, concedendo agli sviluppatori la possibilità di creare applicazioni in cui il nostro mondo fisico sia arricchito dai Pokémon fino a qualsiasi mobile Ikea che vogliamo provare nei nostri salotti. Tutte queste tecnologie, interfacciandosi con le case intelligenti, le auto intelligenti e le città intelligenti, costituiranno non solo un nuovo modo di interagire con i computer, ma un nuovo stile di vita. E, naturalmente, preoccupanti livelli di invasione della privacy.

Le acquisizioni di Apple (stando all’amministratore delegato, Tim Cook, compra una società ogni tre o quattro settimane) dovrebbero essere predittive circa le mosse future. Da quando ha acquistato Siri nel 2010, la Mela ha continuato a assorbire business nel campo dell’intelligenza artificiale: Lattice Data, Turi e Perceptio sono tutte specializzate in una qualche forma di machine learning. Infatti pare che il colosso di Cupertino stia mettendo a punto i propri chip per AI.

L’anteprima di iOS 11, caratterizzato da un’integrazione più profonda di Siri, lascia intendere la speranza di insegnare all’assistente praticamente tutte le attività su iPhone che attualmente eseguiamo mediante l’interfaccia touch. Inoltre, Apple ha concluso molte acquisizioni sul piano della realtà aumentata, la sovrapposizione di interfaccia computer e oggetti tridimensionali nel campo visivo di un essere umano, tra cui Primesense e Metaio. Cook si è detto talmente esaltato per la realtà aumentata da volerlo «gridare».

Entro il 2027 dovrebbe essere risolto il problema degli ingombranti visori per la realtà aumentata, come Microsoft HoloLens, il che significa che Apple e altri player potrebbero rilasciare una sorta di occhiali smart. Avranno la capacità di completare in modo convincente la nostra realtà visiva e uditiva, fornendo informazioni appropriate sul luogo e il momento, e pertanto offriranno un cambiamento culturale di una portata simile all’introduzione dello smartphone stesso.

«Con questo potenziamento la sfera psicologica legata al gesto di usare il telefono potrebbe cambiare drasticamente», afferma Ryan Walsh, partner della società di venture capital Floodgate che dal 2014 al 2016 ha diretto la gestione del prodotto per i media in Apple, «invece di usare il tuo telefono per allontanarti dal mondo, lo userai per unirti al mondo in maniera molto più profonda e più significativa».

Apple

La realtà aumentata e l’intelligenza artificiale beneficeranno anche dell’evoluzione dell’Internet delle cose: i gadget per la vita di tutti i giorni saranno tutti dotati di sensori, attuatori e connessione wireless.

Apple propone HomeKit per il controllo dei prodotti della casa intelligente, che aggrega le informazioni sulla salute di HealthKit e si connette all’auto con CarPlay, alla cassa dei negozi con Apple Pay e perfino a StairMaster con GymKit. Chiaramente intende collegare i dispositivi in catalogo a qualsiasi aspetto della vita.

Tutte le azioni nello spazio esterno e interno che abitiamo saranno mappate, ovvero combinate con il potere predittivo delle intelligenze artificiali e distribuite in una suite di dispositivi per cui Siri sarà diventato l’interfaccia predefinita, e il risultato potrebbe essere una vita diretta dai nostri dispositivi, una sorta di «storia a bivi» per la nostra routine quotidiana.

Apple

In un primo momento sarà una passeggiata. Avendo automaticamente riempito i nostri calendari con la pianificazione già esistente gestita dall’intelligenza artificiale, i nostri dispositivi ci accompagneranno da un’attività all’altra, suggerendo le opzioni per lo spostamento, trasporto pubblico o automobile volante. Ma la relazione cambierà quando l’intelligenza artificiale arriverà a sapere di più su di noi.

«Mentre fai una passeggiata il device potrebbe dirti: Hey, dovresti entrare qui, fanno un caffè fantastico e c’è anche una persona che potrebbe piacerti», ipotizza Jonathan Badeen, co-fondatore e chief strategy officer di Tinder.

Entro il 2027 Apple e i suoi rivali avranno consolidato un mondo basato sul compromesso: se vuoi che la tua vita sia migliorata dall’intelligenza artificiale dovrai sottoporti a una sorveglianza costante da parte dei tuoi dispositivi o, in molti casi, dai colossi tech stessi. Apple scommette che ti fiderai: la policy sulla privacy dell’azienda recita che non guarderà o condividerà i tuoi dati, che saranno crittografati in modo che altri non possano farne uso.

Abituarsi a questo non sarà facile. Proprio come entrare nell’auto o dormire in casa di un estraneo sembrava una follia prima di Uber e Airbnb. Nel 2027 la più importante novità di iPhone potrebbe essere la nostra disponibilità ad accettare cose che oggi non siamo nemmeno in grado di immaginare.

 

tradotto da The Wall Street Journal Europe

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Automobili senza volante: tra 20 anni è realtà. Technology-Push o Market-Pull ?

Automobili fra 20 anni sarà come avere oggi un cavallo nel garage

Negli ultimi anni, nel settore dei trasporti, si sta verificando una vera e propria evoluzione dei modelli socioculturali. In un periodo come questo, le aziende che investono in innovazione sono alla ricerca dell’innovazione radicale. Le ricerche che le multinazionali “automotive” stanno conducendo, costituiscono un nuovo paradigma tecnologico. Esiste un insieme di norme e di routine di ricerca che sono sempre più condivise da tutti gli ingegneri e scienziati, nel settore delle automobili. Cioè arrivare a costruire una automobile in grado di guidare senza il controllo umano.

E’ questo il futuro dell’auto tradizionale, quella con il volante e il guidatore umano, per Elon Musk, l’uomo che, secondo Forbes, sta provando a riscrivere il “trasporto sulla terra e nello spazio”, rispettivamente con le sue Tesla e SpaceX. Entro il 2037, Musk prevede che tutte le auto saranno a guida computerizzata, tanto che Tesla nei veicoli elettrici che produce ha già introdotto alcuni strumenti semi autonomi in grado di gestire determinati scenari di guida.

Molti produttori di auto pubblicano test, foto, filmati, esemplari e informazioni sulle ricerche. Questa divulgazione sul tema, contribuisce a preparare noi tutti ad una nuova innovazione tecnologica: in qualche modo a rassegnarci a non avere il timore di salire su una vettura che si muove autonomamente.

 

Automobili senza volante

 

Un’impresa che cerca l’innovazione radicale dei significati non si avvicina troppo ai suoi clienti, perchè il significato che essi danno alle cose è legato al regime socioculturale esistente. In questo caso però le aziende cercano un’innovazione radicale, ma con il consenso della clientela: una strategia technology-push e in qualche modo anche market-pull. Si cerca di preparare il consenso a una nuova tecnologia, fino a farla desiderare dai clienti, vincendo paure, attriti culturali e scetticismo.

 

Automobili senza volante

 

Musk parlando all’associazione nazionale dei governatori statunitensi, avverte che sarà necessario predisporre le auto di una adeguata difesa dagli attacchi degli hacker informatici.

Allo stesso tempo, ammette Musk, sarà necessario dotare i veicoli a guida autonoma di un comando interno che permetta all’umano di prendere il controllo del veicolo.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

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Apple 10 anni dopo iPhone, anche la migliore strategia potrebbe non dare i risultati attesi

Dieci anni fa, Apple sembrava avere una strategia imbattibile. Il lancio dell’iPhone ha completamente rivoluzionato il mercato dei telefoni cellulari.

La visione di Steve Jobs è diventata realtà, cioè creare un dispositivo “hub” per consentire alle persone di collegarsi alla tecnologia, strategia perfetta. Per di più, la Apple è riuscita a farlo investendo solo una frazione di quanto i giganti della tecnologia hanno investito in Ricerca & Sviluppo. Eppure oggi,  Apple sembra stagnare. È una società ancora molto redditizia, ma nonostante abbia aumentato il proprio budget di ricerca e sviluppo, non riesce più a presentare prodotti innovativi come 10 anni fa. Oggi, investe oltre 10 miliardi di dollari l’anno su nuove tecnologie, focalizzandosi soprattutto sulle cose che poche persone notano, come chip e sensori.
Design Thinking strategia
Il problema è che mentre Apple aveva la strategia e la cultura perfetta per integrare le tecnologie mature e concepire prodotti innovativi che dominavano il mercato, non era in grado di affrontare altre sfide. La verità è che non esiste un percorso sicuro e infallibile per l’innovazione. Ogni strategia ha il suo momento e il suo contesto.
Una delle strategie di innovazione più conosciute, e più vicina all’approccio di Apple, è il Design Thinking promosso da David Kelley, fondatore della IDEO. Il processo è riassunto in una sequenza di passaggi come: definire, ricercare, ideare, prototipare, scegliere, implementare e imparare. Ciò che rende il Design Thinking così efficace è il focus sulle esigenze dell’utilizzatore finale. Invece di pensare a un insieme di funzionalità, si parte chiedendosi quale sia l’esperienza finale, cosa l’utente si aspetta, e poi si lavora per definire una soluzione. I progettisti sviluppano prodotti attraverso una serie di prototipi migliorando e perfezionando attraverso un processo di test.

Apple ha dimostrato che il Design Thinking può essere estremamente utile quando si lavora con tecnologie mature che sono ben conosciute.

Purtroppo, il Design Thinking non produce risultati ottimali quando la Ricerca si concentra su nuove tecnologie poco conosciute. Trovare una nuova cura per il cancro o sviluppare un nuovo approccio all’intelligenza artificiale, necessitano lo sviluppo di nuove tecnologie. Proprio questo potrebbe essere il motivo per cui Apple sta faticando a trovare prodotti veramente innovativi.
Clayton Christensen, professore di Harward, ha introdotto il concetto di “disruptive innovation” nel suo libro, il dilemma dell’innovatore. Nel suo studio del perché le imprese non riescono, ha scoperto che ciò che normalmente è considerato la migliore pratica – l’ascolto dei clienti, investendo in un miglioramento continuo e concentrandosi sulla linea di fondo – può essere letale in alcune situazioni. In poche parole, quello che ha scoperto è che quando il contesto di mercato cambia, a causa di evoluzioni tecnologiche o di altri cambiamenti, le aziende possono trovare con maggiore semplicità le cose che le persone vogliono. Quando ciò accade, innovare i tuoi prodotti non aiuterà, devi innovare il tuo modello di business.
 Disruptive Innovation strategia
In una qualsiasi conferenza sull’innovazione, ogni esperto difenderà la propria strategia preferita e ognuno avrà storie incredibili da raccontare. Il Design Thinking, la disruptive innovation, Lean Thinking e Open Innovation sono framework di successo perché hanno prodotto risultati reali. Eppure nessun metodo è infallibile. Ciascuno funziona bene con alcune tipologie di problemi, ma non così bene in altri casi. Nel libro Mapping Innovation, si sostiene l’utilizzo della casella degli strumenti per l’innovazione. Il segreto è quello di abbinare il giusto tipo di problema con il giusto tipo di soluzione. Molti “esperti” di innovazione chiamano questa “innovazione incrementale“.
Ogni strategia deve sempre prevedere di abbinare una soluzione specifica a un problema specifico, e non viceversa.
Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager
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Perchè Fire phone di Amazon è stato un fallimento. Arriva Ice

Dopo soli due mesi dal lancio di Fire smartphone da parte di Amazon, il prodotto ha deluso le aspettative.

Gli stessi clienti di Amazon hanno dato allo smartphone una valutazione deludente, pari a 2,6 stelle su 5. Leggendo i feedback, le definizioni più comuni sono state “da dimenticare” e “mediocre”.
Amazon contava di acquisire una fetta significativa dell’enorme mercato mondiale degli Smartphone, dominato da rivali come Apple (AAPL, -0,15%), Google (GOOG, + 0,24%) e Samsung. Inoltre, Fire avrebbe dovuto aiutare le vendite sul negozio online di Amazon, facilitandone la ricerca e l’acquisto di prodotti. L’esperienza per Amazon è stata molto deludente, e non è chiaro se riuscirà a recuperare il suo flop.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Le probabilità di successo di Amazon, nel mercato degli smartphone, sono sempre state molto basse. Il prodotto fire phone non ha mostrato elementi di innovazione, sembrava essere un dispositivo adeguato con caratteristiche comparabili agli altri sul mercato in termini di schermo, fotocamera e memoria. Ciò che avrebbe potuto caratterizzare e distingue il prodotto è un effetto tridimensionale per la grafica. Su determinate applicazioni e un’applicazione denominata Firefly che consente agli acquirenti dei negozi di Amazon di individuare facilmente più di 100 milioni di prodotti diversi e di acquistarli online.
Ma in un mercato dominato da dispositivi Apple e Android, distribuire un prodotto “adeguato” non basta. Per distinguersi, uno smartphone come Fire phone avrebbe dovuto avere caratteristiche hardware e software assolutamente innovative.
“Se si fosse presentato con questo telefono molto tempo fa, avrebbero potuto avere molta più attenzione”, dice Frank Gillett, un analista di Forrester.
Robert Brunner, che ha lavorato come direttore di design industriale di Apple dal 1989 al 1997 e successivamente ha collaborato alla progettazione del primo lettore di e-reader Amazon, ha dato una valutazione molto più pessimistica. “Per essere franco, il telefono Amazon ha zero cache”, dice. “Il design stesso è neutro”.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Inoltr, fire è stato il più sfacciato tentativo, da parte di qualsiasi creatore di smartphone, per bloccare i propri utenti nel proprio ecosistema di prodotti. Certamente, l’iPhone ha da molto tempo guidato gli utenti verso i servizi di Apple, e gli utenti Android anche per le offerte di Google. Amazon ha fatto un passo avanti aggiungendo un pulsante “Buy” sul lato del telefono Fire. Fai clic su di esso e sei a pochi passi dalla consegna in due giorni.
“Personalmente ho sentito che il pulsante ‘Buy’ era un po ‘forzato”, dice Yves Behar, il pluripremiato designer industriale svizzero, “C’erano modi più eleganti per introdurlo.”
Amazon ha anche sbagliato il canale di vendita. I dispositivi Android e gli iPhone sono sugli scaffali di migliaia di rivenditori fisici e di tutti e quattro i principali carrier americani. Per comprare Fire phone, devi andare su Amazon.com, e su alcuni store come Best Buy.

Amazon ci riprova con gli smartphone.

Dopo il flop del “Fire Phone”, la compagnia di Jeff Bezos potrebbe mettere in commercio un nuovo telefono: “Ice”. Stando alle indiscrezioni riportate dal sito Gadget360 di Ndtv, lo smartphone avrebbe accesso completo ai servizi e alle applicazioni di Google, compreso il negozio di app Play Store.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Se il “Fire” era pensato per i mercati occidentali e segnatamente per gli Stati Uniti, la linea di smartphone “Ice” guarderebbe invece ai mercati emergenti come l’India. Stando alle fonti citate, Amazon avrebbe intenzione di portare almeno un modello sugli scaffali indiani entro l’anno.

Uno dei dispositivi avrebbe display compreso tra i 5,2 e i 5,5 pollici, 2GB di Ram e 16GB di memoria, fotocamera da 13 megapixel e lettore per le impronte digitali. Al momento del lancio, il prezzo potrebbe aggirarsi intorno alle 6mila rupie, un’ottantina di euro.

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Snapchat lancia ‘Spectacles’ anche in Italia, un’altra innovazione di Valore ?

Possibile acquistare ‘Spectacles’ anche dai distributori automatici, si parte da Venezia

Gli occhiali-telecamera Spectacles, lanciati qualche mese fa da Snapchat, arrivano anche in Italia. L’app di messaggi ‘usa e getta’ amata dai giovanissimi. La curiosità è che l’acquisto, oltre che online, potrà avvenire attraverso distributori messi per strada. In Italia il primo sarà installato a Venezia, a seguire sono previsti altre città.

Spectacles
Gli Spectacles sembrano occhiali da sole, e costano più o meno lo stesso. La novità è che permettono di girare brevi video (‘snap’) da 10 a 30 secondi con un tocco sull’asticella laterale. Video che poi si possono condividere su Snapchat.

SpectaclesDurante la registrazione si accenderà una spia luminosa sia all’interno sia all’esterno degli occhiali per avvisare che è in corso una registrazione.

Oltre che in Italia, gli occhiali Spectacles sono venduti anche nel  Regno Unito, in Germania, Francia e Spagna.

Pubblicità in Time Square

Snapchat ha avuto 166 milioni di utenti attivi in una giornata nel primo trimestre 2017, di cui 55 milioni in Europa.

Lanciati questo autunno, gli Spectacles sono il primo prodotto “hardware” di Snap, compagnia madre dell’app per i messaggi usa e getta che tanto piace ai teenager. Non sono dei veri e propri occhiali “intelligenti” e “tuttofare” come i Google Glass, ma piuttosto un accessorio di tendenza, dal design accattivante. Il plus tecnologico sta nel fatto che consentono di registrare e condividere video. Ovviamente sulla piattaforma dell’app del fantasmino giallo. Il prodotto sta destando una grande curiosità negli Stati Uniti, viste anche le modalità di vendita: gli Spectacles si possono acquistare da distributori automatici particolarmente vistosi – chiamati Bot – che spuntano a sorpresa, e ‘a tempo’, nelle città. L’unico negozio fisso è a New York.

Snapchat ci regala un bellissimo esempio di Innovazione di Prodotto, proviamo a fare un breve ragionamento:

Vedremo se l’innovazione di prodotto andrà a soddisfare un nuovo settore, creando innovazione di valore. Chiaramente il prodotto è stato pensato per soddisfare direttamente un’esigenza dell’utenza, esprimendo un’idea smart sia nel concetto che nell’esecuzione. La distribuzione è stata pensata per arrivare direttamente all’utente finale, online o con i distributori automatici, tagliando fuori la catena di distribuzione/influencer tradizionali: cioè i negozi. Il mercato risponderà positivamente se l’appeal funzionale renderà l’occhiale da sole tecnologico maggiormente acquistabile rispetto quello tradizionale. Considerando anche che l’appeal emotivo aumenterà pubblicando il risultato direttamente su SnapShat.

Staremo a vedere se Spectacles saranno la porta di accesso ad un nuovo oceano blu, cioè se l‘innovazione di prodotto sarà Innovazione di valore.

 

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Apple: al via i chip per Intelligenza artificiale

Apple pronta a rilanciare la sfida a Google e Amazon sul fronte dell’intelligenza artificiale:

la sua carta segreta potrebbe chiamarsi “Apple Neural Engine”. Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, la compagnia di Cupertino sta lavorando a chip votati esclusivamente alla gestione di funzioni legate all’intelligenza artificiale, come il riconoscimento vocale, facciale, la realtà aumentata.

Foto: Ansa
Foto: Ansa

Apple è stata tra i primi colossi tecnologici a buttarsi nel settore dell’intelligenza artificiale (AI) con Siri, nel 2011. Da allora i rivali – in primis Google e Amazon – si sono rivelati molto più aggressivi integrando tecnologie di AI in diversi prodotti, dalle app ai dispositivi “assistenti da salotto” Google “Home” e Amazon “Echo”.

Con un processore pensato per la gestione delle complesse operazioni di un’intelligenza artificiale, Apple potrebbe rendere ancora più avanzato l’assistente virtuale Siri e magari debuttare, come si vocifera, con un suo assistente da salotto. Ma non solo. Tali chip potrebbero servire per portare funzioni più avanzate anche in un’auto a guida autonoma o in gadget che sfruttano la realtà aumentata.

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Strategia Oceano Blu
Strategia Oceano Blu

La semplicità nella strategia è sempre un elemento fondamentale, aggirare la concorrenza, aprire un nuovo mercato o creare uno spazio di mercato nuovo. La tecnologia si conferma come un settore alla continua ricerca di uno spazio libero dalla concorrenza.

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Digital Transformation: Software selection

Il mercato dei software enterprise, qualunque sia l’ambito aziendale da prendere in considerazione, è ricco di soluzioni spesso difficili da confrontare in un quadro completo di funzioni, prezzi, aspettative.

Che si parli di ERP o CRM, o di altri gestionali, il compito del manager ICT o del responsabile dell’approvvigionamento di innovazione può risultare lungo e ricco di dettagli da seguire. Ma niente paura! Con i tempi giusti, e avendo ben presente gli obiettivi di business del proprio contesto aziendale, si può portare a conclusione in modo agevole la software selection.

Digital Transformation
Digital Transformation

Per prima cosa, bisogna tenere a mente che la selezione del software miglioreè essa stessa un processo. Quindi, è composto da fasi strutturali da svolgere in sequenza con l’ausilio di diversi protagonisti. Indicativamente, ne possiamo individuare almeno sei:

  • analisi dell’attuale business aziendale e dei suoi obiettivi,
  • dettaglio delle aspettative riposte nella soluzione da acquisire,
  • pre-selezione ed analisi tecnica dei software sul mercato,
  • analisi dei software dal punto di vista delle risorse umane che lo utilizzeranno e della loro organizzazione,
  • analisi dei servizi attesi delle soluzioni pre-selezionate,
  • svolgimento della trattativa, scelta e acquisto.

La selezione del software migliore, al pari dei processi interni che questo dovrà seguire… è essa stessa un processo

Sei fasi dunque, ognuna dotata di diversi task. In questo post vediamo nel dettaglio la prima: l’analisi del business dell’impresa e dei suoi obiettivi strategici, pre-condizione per ogni processo di software selection (e le soluzioni sul mercato, in questa prima fase, non vengono ancora minimamente prese in considerazione). Non è mai inutile ripeterlo: avere chiaro lo scopo dell’azienda e il relativo mandato della direzione significa capire meglio qual è la soluzione ICT da cercare; e significa anche garantirsi una maggior longevità del software.

Software selection
Software selection

Ecco quindi i task di questa fase preliminare di selezione.

1. Analisi del processo interessato

Può sembrare scontato, non lo è: anche la software selection spesso manca il suo obiettivo per una non approfondita analisi dei processi che deve soddisfare. Ecco allora che la mappatura del diagramma degli stati è un momento fondamentale e coinvolge gli analisti di business dell’impresa.

Non solo: il singolo diagramma si integra con processi interni ulteriori, magari afferenti ad altre funzioni aziendali. “Cosa succede quando questo documento informatico viene dato in output? Attraverso quali passaggi arriva in direzione o in amministrazione?” Sono tutte domande da porsi preventivamente.

2. Elementi chiave del processo

Ogni business ha alcuni momenti chiave, più importanti degli altri: sono i fattori critici di successo. “Il fattore critico di successo (CSF) è un elemento necessario ad un’organizzazione o ad un progetto per realizzare la sua missione” (da Wikipedia).

È chiaro che, se uno o più di questi fattori critici di successo (decisi e definiti dall’azienda) coinvolgono il processo che si vuole automatizzare o modernizzare con la nuova soluzione, la software selection non potrà non tenerne conto. Dando la priorità, per esempio, a quelle soluzioni sul mercato che mettono in risalto i CSF considerati.

3. Aspetti del processo divenuti inadeguati

Nel corso del tempo, alcuni processi possono diventare inadeguati rispetto al loro scopo (a causa di cambiamenti esterni, per l’inserimento di nuovi prodotti o servizi a essi collegati). Per questo motivo una loro fotografia dettagliata, preliminare o meno rispetto alla selezione del software di classe enterprise, potrà mettere in luce alcune lacune: output insoddisfacenti rispetto alle necessità, fasi ancora manuali e non presidiate, integrazioni mancanti… e risultano non conformi alle nuove esigenze generate dal business: quindi pesano sui costi di lavorazione e, di riflesso, sul prodotto/servizio finale offerto al cliente e più in generale sull’efficienza dell’azienda nel suo complesso.

Un buon software, se ben scelto o ben progettato, potrà porre rimedio a queste inadeguatezze. Ma prima, come nelle altre fasi di selezione, bisogna sapere con precisione cosa cercare sul mercato ICT dettagliando i requisiti.

4.    Il workflow

Il workflow (la gestione elettronica dei processi lavorativi) tiene conto delle regole di passaggio di stato tra dipartimenti. L’obiettivo di avere un workflow “robusto” deve diventare sempre di più motore del cambiamento, possibilmente adottando motori di regole.

L’obiettivo di avere un workflow “robusto” deve diventare sempre di più motore del cambiamento, possibilmente adottando motori di regole.

Per questo l’analisi preliminare a una software selection deve considerare quali fasi automatizzate già si integrino bene (lo vedremo in un ulteriore post), con output adeguati agli input per costi e tempi impiegati. Il segreto è nel concetto che la semplicità è un traguardo.

Limitatamente a questo aspetto, il workflow del software da selezionare e acquisire dovrà essere se possibile semplice ma migliore di quello precedente.

5.    Aspettative sul futuro del business e dei processi

Ultima ma non ultima, la visione del futuro del business aziendale: la strategia, quindi il lungo periodo, incide sulla scelta del software di tipo enterprise.

Quali saranno i prodotti e i servizi che la tua impresa dovrà fornire tra uno, due, cinque anni? Quali tipi di lavori e di processi saranno coinvolti in questi programmi, quali funzioni aziendali saranno coinvolte e quali nuove figure entreranno in gioco? E su questi scenari, la soluzione da acquisire giocherà un ruolo? E quale? La scelta progettuale o di prodotto dovrà indirizzarsi verso soluzioni che garantiscano scalabilità applicativa e tecnologica (ma lo vedremo meglio in un post successivo).

Come si può vedere, in tutto questo discorrere la selezione (vera) del software ideale non è stata ancora menzionata: lo sarà a partire dal prossimo post (l’analisi delle aspettative sulla soluzione da acquisire).

Ora, la parola a te: quali fasi dell’analisi del business pre-selezione ritieni particolarmente utili? La tua azienda segue queste tappe, si affida a delle best practices?

 

Autore Paolo Ravalli

CEO Mainline srl

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AUTOBAHN Motor Building: il primo distributore automatico di Auto di Lusso

Guardando la foto si potrebbe pensare che la città è in miniatura, no: è tutto vero, l’Autobahn Motor Building di Singapore è il primo distributore automatico di auto di Lusso.

Il cliente, come se comprasse una lattina o una barretta di cioccolato, entrando all’Autobahn può vedere la merce prima di sceglierla pigiando un bottone, quindi il veicolo selezionato gli viene immediatamente consegnato. Le automobili sono impilate in quattro colonne di vetro di 15 piani, visibili dalla strada.

Comodamente seduto su un divano, il cliente può chiedere una Ferrari, una Maserati o una Lamborghini. Una volta effettuata la scelta, un videoclip mostra le caratteristiche del veicolo selezionato, per il tempo necessario a farlo scendere con un ascensore.

“Col nuovo salone avevamo bisogno di soddisfare le nostre necessità di spazio per le auto, ma allo stesso tempo volevamo essere creativi e innovativi”, ha dichiarato all’agenzia Reuters il proprietario Gary Hong. Da qui è nata l’idea di realizzare il “più grande distributore automatico di auto si lusso”. Grazie a un sistema informatico, denominato “Automotive Inventory Management System”, i clienti possono scegliere il modello che desiderano vedere su un touchscreen situato al pianterreno e la vettura selezionata arriva dinanzi ai loro occhi in appena 2 minuti.

Il proprietario Gary Hong assicura che le sue vendite sono aumentate del 30% da quando ha aperto il suo nuovo store nel mese di dicembre.

La densità demografica di Singapore è la terza maggiore del mondo, dopo Macao e il Principato di Monaco, secondo la Banca Mondiale. Gary Hong è convinto che il suo distributore automatico da 3 milioni di dollari di Singapore (1,9 mlioni di euro) può essere una soluzione alla carenza di spazio. La sua azienda ha dalle 70 alle 80 vetture in riserva, il che avrebbe richiesto uno spazio cinque volte superiore se fossero state stoccate in maniera tradizionale, ha spiegato.

Negli Stati Uniti, anche il sito americano di vendite di automobili online Carvana possiede diversi distributori di questo genere.

Sicuramente un particolare esempio di innovazione.

 

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Neuralink: interfaccia cervello-macchina di Musk

Neuralink, la più recente società creata da Musk, renderà possibile una comunicazione ancor più immediata tra l’uomo e la macchina, realizzando dispositivi di dimensioni quantificabili nell’ordine dei micron.

neuralink.jpgIl progetto prevede l’impianto di elettrodi nel cervello, mentre l’aspetto inedito riguarda le finalità che verranno perseguito in prima battuta e che coincidono con il miglioramento delle condizioni di vita di pazienti affetti da disabilità particolarmente gravi. Musk si è posto un nuovo ambizioso obiettivo, ovvero quello di sostituire il linguaggio umano, così come oggi lo conosciamo, con una nuova forma di interazione resa possibile dalla macchina.

Musk: Ci sono tanti concetti nella tua testa che il tuo cervello cerca di comprimere in questa velocità di trasmissione incredibilmente bassa chiamata parola o scrittura. Il linguaggio è questo, il tuo cervello che esegue un algoritmo di compressione sul pensiero, sul trasferimento di concetti. Se hai due interfacce cerebrali, si potrebbe effettivamente effettuare una comunicazione concettuale diretta e non compressa con un’altra persona

Quanto tempo sarà necessario per toccare con mano i primi risultati dell’attività svolta da Neuralink?

Occorreranno circa quattro anni per la commercializzazione di un dispositivo in grado di aiutare chi è affetto da gravi lesioni cerebrali (ictus, lesioni tumorali, paralisi, disturbi di memoria).

L’applicazione di tali tecnologie in soggetti non affetti da disabilità richiederà un periodo più lungo e dipendente da un maggior numero di variabili, Musk: Credo che siamo lontani da otto a dieci anni lontani per essere utilizzabile da persone senza disabilità. E’ importante notare che ciò dipende fortemente dalla tempistica di approvazione della disciplina normativa e da quanto positivamente i nostri dispositivi funzioneranno sulle persone con disabilità

Elon Musk ha ribadito che gli sforzi in tale direzione sono giustificati dalla necessità di ”contrastare” intelligenze artificiali sempre più sofisticate, con interfacce uomo macchina grazie alle quali sarà possibile trasferire e immagazzinare dati (conoscenze) con velocità molto maggiori rispetto a quelle rese possibili dalle tradizionali forme di comunicazione e apprendimento.

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TBM: come funzionano i tunnel sotterranei di Musk

The Boring Company, TBM, l’ultimo visionario progetto di Elon Musk, punta a rivoluzionare la mobilità urbana, liberandola dal traffico veicolare di superficie attraverso una rete di tunnel sotterranei in cui le auto potranno sfrecciare a 200 km/h.

Dopo Tesla e Space X, Elon Musk punta a rivoluzionare anche il settore dei trasporti sotterranei con The Boring Company, la più recente delle sue aziende, pronta a raccogliere forse la più grande sfida a cui Musk sia stato sottoposto: eliminare il traffico superficiale nelle metropoli, “veicolandolo” sotto terra.

Al di là di ogni aspettativa, procedono i lavori sulla The Boring Company, una delle ultime trovate più stravaganti di Elon Musk che propone ti trasportare le auto attraverso una rete di tunnel sotterranei per evitare il traffico. Nelle scorse ore il (geniale? Eccentrico? Decidete voi) miliardario ha condiviso su Instagram uno dei primi “test drive” delle slitte su cui andranno posizionate le auto. Si muove a ben 200 chilometri all’ora!

TBM

In un altro post, Musk ha spiegato che il piano per il primo tunnel è di collegare l’aeroporto internazionale di Los Angeles (LAX) alle città limitrofe di Culver City, Santa Monica, Westwood e Sherman Oaks. Un tragitto che in condizioni di traffico tipiche potrebbe impiegare intorno alla mezz’ora, usando i tunnel sotterranei richiederebbe appena 5 minuti. Più avanti, spiega sempre Musk, l’obiettivo è connettere tutta l’area di Los Angeles.

Sorgente: http://www.hdmotori.it/

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