Business Model, Metodi

Business Model Innovation, quali sono le potenzialità del modello

Breve analisi sulle potenzialità dell’innovazione e la prospettiva del Business Model.

Nel Business Model di una media e grande azienda, la capacità di innovare era legata al reparto ricerca e sviluppo (R & D). Questo reparto è focalizzato sull’innovazione di prodotto, con un focus tecnico, e utilizza budget, risorse e tempi importanti.

Negli ultimi anni, le aziende fanno innovazione operando in un ambito più ampio. Questa tendenza, trova fondamento anche in diverse ricerche, che hanno dimostrato che gli sforzi di innovazione dei prodotti hanno un rendimento molto inferiore rispetto agli sforzi di innovazione sui processi, e sull’organizzazione.

Si sono evoluti gli ambiti di applicazione, ma anche le competenze e le capacità di innovare. Nuove competenze come Agile, Thinking Design e Lean Start-up sono state acquisite e implementate. Le competenze si sono evolute anche grazie alla necessità di gestire l’incertezza,  aumentata negli ultimi anni in diversi settori come trasporti (taxi, aereo … uber e no-frills) e accoglienza (hotel e AirBnB).

Stiamo vivendo un cambio di marcia nella strategia aziendale, siamo passati da una gestione della strategia a lungo termine, a una gestione dell’innovazione per disegnare nuove strategie. Molte aziende utilizzano l’iterazione con gruppi di clienti, per provare e testare nuovi prodotti in modo da verificare subito le proprie assunzioni strategiche, aprendo la strada per nuove roadmap.

Business Model

L’ambito della capacità di innovazione è passata dal prodotto all’intero modello aziendale, supportato da metodologie come Agile, Thinking Design e Lean Start-up.

A questo punto è necessario fare una distinzione tra un approccio Bottom-Up e un Top-Down per l’innovazione del modello di business. Con l’approccio Bottom-Up, si intende l’innovazione diretta e sponsorizzata da unità di business locali. Con l’approccio Top-Down, si intende l’innovazione che è diretta e sponsorizzata dai vertici aziendali. La distinzione tra i due approcci è importante perché hanno una diversa portata e necessitano di una serie di competenze.

L’ambito dell’approccio Bottom-Up è quello di innovare i vari elementi del modello o dei modelli di business. Ciò è ottenuto grazie all’applicazione di metodologie come Agile, Design Thinking e Lean Start-up.

Un esempio è un progetto di innovazione gestito dal dipartimento vendite locale di un’unità commerciale all’interno di una grande multinazionale. L’unità di business ha avviato un proprio programma di innovazione in cui hanno esplorato nuovi modelli di reddito per offrire servizi. Il dipartimento di vendita ha utilizzato Design Thinking e Lean Start-Up per progettare e testare le proprie azioni con i propri clienti e, di conseguenza, la direzione locale sta investendo in un progetto pilota in cui vengono offerti i servizi.

L’ambito dell’approccio Top-Down, invece, è quello di innovare oltre i modelli di business. L’applicazione delle competenze è simile al Bottom-up, ma le competenze sono completate da forti competenze strategiche per definire e reiterare seguendo tendenze, vision e apprendimenti.

Un’altra parte dell’approccio Top-Down è il portafoglio dei modelli di business. Questo portafoglio è una panoramica di tutti i modelli di business organizzativi e questo è meglio eseguito dal dipartimento aziendale. Con questa panoramica, il team aziendale può lavorare sul modello aziendale dominante del settore e sulla coerenza dei modelli di business o sui modelli di business.

L’importanza di queste attività è sottolineata da Deloitte. Secondo la loro ricerca, le imprese eccezionalmente performanti si concentrano sulla coerenza del modello di business e il valore di unità da un modello aziendale dominante del settore. Sebbene questa messa a fuoco non porta l’innovazione, in realtà è in grado di dare una direzione in cui focalizzare gli sforzi della innovazione.

Business Model

Differenze tra una capacità di innovazione e una capacità di innovazione del modello di business…

Una capacità di innovazione comprende l’innovazione del Business Model. Quindi, pragmaticamente, non esiste alcuna differenza tra una capacità di innovazione e una capacità di innovazione del modello di business.

Ho quindi considerato un’altra prospettiva, riconoscendo due approcci all’innovazione del modello di business: dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso. Perché questa distinzione è importante?

L’approccio Bottom-Up è in grado di innovare gli attuali Business Model.
L’approccio Top-Down è in grado di valutare i Business Model attuali e di innovare i modelli di business al di là di quelli attuali.
In altre parole, l’approccio Bottom-up e/o Top-Down all’innovazione del modello di business determina l’ambito della capacità di innovazione

Allora, qual è la portata della tua capacità di innovazione ?

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

Business Model, ecommerce, Leadership, Metodi, Modelli di business, SocialNetworks, strategia

I media il dominio di Google e Facebook e il mercato della pubblicità digitale

Il mondo dell’industria dei Media diventa ogni giorno più piccolo.

Il continuo successo dei titani di Silicon Valley Google e Facebook, che dominano il settore pubblicitario online, ha lasciato agli editori tradizionali sempre meno spazi in cui si trovano a lottare per dividersi gli scarti dei colossi.
Una nuova analisi del gruppo di ricerca Pivotal ha dimostrato che Google e Facebook rappresentano circa il 71% di tutte le vendite di pubblicità digitale negli Stati Uniti nel primo trimestre del 2017 e l’82% della crescita della pubblicità digitale. Si tratta di un aumento costante di anno in anno rispetto al 2016 e al 2015, quando i due giganti tecnologici avevano una quota combinata del 69 per cento e del 64 per cento della pubblicità digitale, rispettivamente, secondo l’analisi

Cosa resta per i media tradizionali ? Non molto, secondo Alan Mutter, analista e professore all’università della California a Berkeley.

Nel 2014, Mutter scrisse sul blog REFLECTIONS OF A NEWSOSAUR un articolo sull’industria americana dei giornali, pubblicando alcune percentuali di variazione del mercato. In particolare una diminuzione del 52% della pubblicità digitale nel corso del decennio precedente. Aveva anche descritto come sempre più persone stanno creando gratuitamente contenuti, mentre i giornalisti vedono sempre più attaccata la loro professionalità e capacità di creare contenuti in modo professionale.

digital ad share

E poiché la pubblicità digitale supera anche gli annunci televisivi, Mutter ha dichiarato che ci sarà sempre meno spazio per un giornalismo di approfondimento e ben documentato, che richiede molto tempo e risorse.

“Le persone fanno un investimento nella produzione di contenuti, con la speranza di ricevere un giusto compenso economico”, ha scritto. “Ma non è quello che sta succedendo, e succederà sempre meno”.

Se aggiungiamo questo problema a quello relativo ai livelli di fiducia nei media, cosa otteniamo ? “Un vero problema profondo per la società”, dice Mutter. “C’è una vera ragione per cui questo sta succedendo, non è solo un tramonto”, ha detto Mutter. “Viviamo oggi in un mondo davvero diverso”.

Che cosa hanno imprese internazionali come Google e Facebook che la stampa tradizionale non ha ? Perchè queste aziende continuano a stupire con il loro spettacolare successo, mentre le grandi marche di una volta arrancano a fatica alle loro spalle ? Le P tradizionali come prezzo, promozione, pubblicità, posizionamento e altre che il marketing usa da tempo non funzionano più. Oggi, all’elenco, c’è da aggiungere un’altra P di importanza eccezionale quella di Purple Cow, la Mucca Viola. Che non è una funzione di marketing cui ricorrere a prodotto finito. La Mucca Viola è qualcosa di fenomenale, inatteso, entusiasmante e assolutamente incredibile che è dentro il prodotto. C’è o non c’è Punto… Seth Godin – La Mucca Viola …

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

ecommerce, Esperienza di acquisto, Modelli di business, Oceano Blu, strategia

Walmart Vs. Amazon: nuova battaglia vecchia strategia

Amazon ha deciso di diventare Walmart, prima che Walmart possa avvicinarsi al diventare Amazon.

Il colosso dell’ecommerce ha deciso di avviare un programma dedicato agli americani più poveri. Così facendo, Amazon dichiara guerra a Walmart, nel segmento di clientela “food stamp”. In questo modo però i clienti con basso reddito potranno acquistare a prezzo dimezzato (5,99 dollari) un abbonamento Prime per ricevere consegne gratuite.

Amazon Vs Walmart

Nuovo capitolo della guerra tra i due colossi, ma vecchia strategia. Una lotta a colpi bassi, entrando nel settore dove Walmart è più forte.

“Nessuno può obiettare il fatto che Wal-Mart sia il dettagliante più grande, più redditizio e più inquietante della Terra. Sapete che cosa c’era scritto su un cartello esposto all’interno degli uffici della sede nel periodo in cui Wal-Mart puntava con ogni mezzo a raggiungere il successo di Amazon.com ? NON SI PUO’ FARE COME AMAZON MA MEGLIO DI AMAZON”  … LA MUCCA VIOLA, Seth Godin …

Il progetto è destinato a tutti gli americani che ricevono dal governo i “food stamp” attraverso il Supplemental Nutrition Assistance Program. Il programma federale tramite il quale circa 45 milioni di americani con reddito molto basso, o nullo si vedono assegnare buoni per l’acquisto di generi alimentari.

Amazon Vs. WalmartUna volta registrata la loro EBT (electronic benefit transfer card), i cittadini con reddito basso o nullo potranno acquistare l’abbonamento a Prime alla metà del prezzo, accedendo a consegne gratuite in due giorni, spazio di archiviazione online e contenuti multimediali offerti da Prime Video. Una mossa che da un lato punta ad aiutare i consumatori in difficoltà e dall’altro consentirà ad Amazon di aumentare (e nemmeno di poco) la sua base d’utenza. Ma non solo, perché in questo modo il colosso di Jeff Bezos punta anche ad intaccare i ricavi del suo rivale “fisico”, il colosso Walmart che proprio sui food stamp ha basato gran parte della sua strategia.

Mentre scrivo, viene pubblicata una nuova notizia: Amazon acquista Whole Foods. Ulteriore escalation nella lunga battaglia con Walmart che a sua volta ha annunciato un accordo di 310 milioni di dollari per acquisire il rivenditore di abbigliamento internet Bonobos.

Brittain Ladd, consulente Walmart per la supply chain, ha dichiarato “Walmart non può assolutamente perdere con Amazon. Se Walmart perde nel settore grocery, non avrà alcuna possibilità di detronizzare Amazon nel settore del commercio elettronico mondiale”.

Amazon Vs. Walmart

Lo scorso anno Walmart ha fatturato 13 miliardi di dollari dalle vendite tramite food stamp: il re del retail americano si basa fortemente sui clienti con reddito basso o nullo, tanto che circa un quinto dei suoi ricavi deriva proprio dal Supplemental Nutrition Assistance Program. Un mercato apparentemente povero, ma in realtà molto interessante. Allo stesso tempo Walmart sta cercando di espandere il suo business anche online, strategia per la quale ha acquisito alcuni portali di ecommerce come Jet.com e Modcloth con la speranza di poter contrastare l’avvento di Amazon. Che però sembra inarrestabile: nonostante i ricavi registrati dal colosso di Bezos siano esattamente la metà di quelli generati da Walmart, in borsa Amazon vale il doppio.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

Business Model, digitale, Metodi, Prodotto, Tecnologia

Apple 10 anni dopo iPhone, anche la migliore strategia potrebbe non dare i risultati attesi

Dieci anni fa, Apple sembrava avere una strategia imbattibile. Il lancio dell’iPhone ha completamente rivoluzionato il mercato dei telefoni cellulari.

La visione di Steve Jobs è diventata realtà, cioè creare un dispositivo “hub” per consentire alle persone di collegarsi alla tecnologia, strategia perfetta. Per di più, la Apple è riuscita a farlo investendo solo una frazione di quanto i giganti della tecnologia hanno investito in Ricerca & Sviluppo. Eppure oggi,  Apple sembra stagnare. È una società ancora molto redditizia, ma nonostante abbia aumentato il proprio budget di ricerca e sviluppo, non riesce più a presentare prodotti innovativi come 10 anni fa. Oggi, investe oltre 10 miliardi di dollari l’anno su nuove tecnologie, focalizzandosi soprattutto sulle cose che poche persone notano, come chip e sensori.
Design Thinking strategia
Il problema è che mentre Apple aveva la strategia e la cultura perfetta per integrare le tecnologie mature e concepire prodotti innovativi che dominavano il mercato, non era in grado di affrontare altre sfide. La verità è che non esiste un percorso sicuro e infallibile per l’innovazione. Ogni strategia ha il suo momento e il suo contesto.
Una delle strategie di innovazione più conosciute, e più vicina all’approccio di Apple, è il Design Thinking promosso da David Kelley, fondatore della IDEO. Il processo è riassunto in una sequenza di passaggi come: definire, ricercare, ideare, prototipare, scegliere, implementare e imparare. Ciò che rende il Design Thinking così efficace è il focus sulle esigenze dell’utilizzatore finale. Invece di pensare a un insieme di funzionalità, si parte chiedendosi quale sia l’esperienza finale, cosa l’utente si aspetta, e poi si lavora per definire una soluzione. I progettisti sviluppano prodotti attraverso una serie di prototipi migliorando e perfezionando attraverso un processo di test.

Apple ha dimostrato che il Design Thinking può essere estremamente utile quando si lavora con tecnologie mature che sono ben conosciute.

Purtroppo, il Design Thinking non produce risultati ottimali quando la Ricerca si concentra su nuove tecnologie poco conosciute. Trovare una nuova cura per il cancro o sviluppare un nuovo approccio all’intelligenza artificiale, necessitano lo sviluppo di nuove tecnologie. Proprio questo potrebbe essere il motivo per cui Apple sta faticando a trovare prodotti veramente innovativi.
Clayton Christensen, professore di Harward, ha introdotto il concetto di “disruptive innovation” nel suo libro, il dilemma dell’innovatore. Nel suo studio del perché le imprese non riescono, ha scoperto che ciò che normalmente è considerato la migliore pratica – l’ascolto dei clienti, investendo in un miglioramento continuo e concentrandosi sulla linea di fondo – può essere letale in alcune situazioni. In poche parole, quello che ha scoperto è che quando il contesto di mercato cambia, a causa di evoluzioni tecnologiche o di altri cambiamenti, le aziende possono trovare con maggiore semplicità le cose che le persone vogliono. Quando ciò accade, innovare i tuoi prodotti non aiuterà, devi innovare il tuo modello di business.
 Disruptive Innovation strategia
In una qualsiasi conferenza sull’innovazione, ogni esperto difenderà la propria strategia preferita e ognuno avrà storie incredibili da raccontare. Il Design Thinking, la disruptive innovation, Lean Thinking e Open Innovation sono framework di successo perché hanno prodotto risultati reali. Eppure nessun metodo è infallibile. Ciascuno funziona bene con alcune tipologie di problemi, ma non così bene in altri casi. Nel libro Mapping Innovation, si sostiene l’utilizzo della casella degli strumenti per l’innovazione. Il segreto è quello di abbinare il giusto tipo di problema con il giusto tipo di soluzione. Molti “esperti” di innovazione chiamano questa “innovazione incrementale“.
Ogni strategia deve sempre prevedere di abbinare una soluzione specifica a un problema specifico, e non viceversa.
Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager
Business Model, ecommerce, Esperienza di acquisto, Metodi, Oceano Blu, StartUp e Progetti, strategia

L’importanza di essere i primi: Google testa controllo traffico droni

Google vuole controllare il traffico dei droni. Seguiamo la strategia dell’essere i primi e/o essere i più bravi in un nuovo mercato.

Il mercato dei droni fa gola a molti in silicon valley, un po’ meno nel vecchio continente. Google, ancora una volta, vuole essere in prima linea ma non solo, vuole essere anche il migliore player sin dall’inizio. Quindi si è mossa per testare un suo sistema di controllo del traffico aereo dei velivoli, senza pilota, in prove coordinate dalla Nasa e dall’ente americano per l’aviazione civile (Faa).

Google Controllo droni

Prima che migliaia di droni invadano i cieli per le consegne di pacchi c’è infatti bisogno di un sistema che ne controlli il traffico aereo, per assicurarsi che non avvengano collisioni. Il team di Google che lavora ai droni, Project Wing, ha messo a punto un suo sistema o lo ha testato al Virginia Tech dove la Faa ha creato un sito per testare dispositivi e tecnologie.

Nei test, riporta il sito Recode, il team di Google è riuscito a monitorare da un’unica piattaforma i percorsi di volo di più droni contemporaneamente, tre di Project Wing impegnati in consegne e due di altre compagnie che simulavano operazioni di ricerca e salvataggio. Grazie al software i droni riuscivano a controllarsi l’un l’altro senza l’intervento manuale di un operatore per evitare collisioni.

Esperimenti importanti visti gli sforzi non solo di Google ma anche di altre compagnie, Amazon in testa, per riuscire a lanciare servizi commerciali di consegne con i droni.

L’interessamento di Google al mercato dei droni, e di altri player americani, mi fa venire in mente una citazione del Prof. Romano Prodi: “le nuove caravelle della globalizzazione”. L’iNiña, l’ePinta e la Wikimaría. Il problema – dice Prodi – è che le caravelle, cioè le reti, sono tutte “americane o cinesi”

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

digitale, ecommerce, Esperienza di acquisto, Metodi, Prodotto, StartUp e Progetti, Tecnologia

Perchè Fire phone di Amazon è stato un fallimento. Arriva Ice

Dopo soli due mesi dal lancio di Fire smartphone da parte di Amazon, il prodotto ha deluso le aspettative.

Gli stessi clienti di Amazon hanno dato allo smartphone una valutazione deludente, pari a 2,6 stelle su 5. Leggendo i feedback, le definizioni più comuni sono state “da dimenticare” e “mediocre”.
Amazon contava di acquisire una fetta significativa dell’enorme mercato mondiale degli Smartphone, dominato da rivali come Apple (AAPL, -0,15%), Google (GOOG, + 0,24%) e Samsung. Inoltre, Fire avrebbe dovuto aiutare le vendite sul negozio online di Amazon, facilitandone la ricerca e l’acquisto di prodotti. L’esperienza per Amazon è stata molto deludente, e non è chiaro se riuscirà a recuperare il suo flop.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Le probabilità di successo di Amazon, nel mercato degli smartphone, sono sempre state molto basse. Il prodotto fire phone non ha mostrato elementi di innovazione, sembrava essere un dispositivo adeguato con caratteristiche comparabili agli altri sul mercato in termini di schermo, fotocamera e memoria. Ciò che avrebbe potuto caratterizzare e distingue il prodotto è un effetto tridimensionale per la grafica. Su determinate applicazioni e un’applicazione denominata Firefly che consente agli acquirenti dei negozi di Amazon di individuare facilmente più di 100 milioni di prodotti diversi e di acquistarli online.
Ma in un mercato dominato da dispositivi Apple e Android, distribuire un prodotto “adeguato” non basta. Per distinguersi, uno smartphone come Fire phone avrebbe dovuto avere caratteristiche hardware e software assolutamente innovative.
“Se si fosse presentato con questo telefono molto tempo fa, avrebbero potuto avere molta più attenzione”, dice Frank Gillett, un analista di Forrester.
Robert Brunner, che ha lavorato come direttore di design industriale di Apple dal 1989 al 1997 e successivamente ha collaborato alla progettazione del primo lettore di e-reader Amazon, ha dato una valutazione molto più pessimistica. “Per essere franco, il telefono Amazon ha zero cache”, dice. “Il design stesso è neutro”.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Inoltr, fire è stato il più sfacciato tentativo, da parte di qualsiasi creatore di smartphone, per bloccare i propri utenti nel proprio ecosistema di prodotti. Certamente, l’iPhone ha da molto tempo guidato gli utenti verso i servizi di Apple, e gli utenti Android anche per le offerte di Google. Amazon ha fatto un passo avanti aggiungendo un pulsante “Buy” sul lato del telefono Fire. Fai clic su di esso e sei a pochi passi dalla consegna in due giorni.
“Personalmente ho sentito che il pulsante ‘Buy’ era un po ‘forzato”, dice Yves Behar, il pluripremiato designer industriale svizzero, “C’erano modi più eleganti per introdurlo.”
Amazon ha anche sbagliato il canale di vendita. I dispositivi Android e gli iPhone sono sugli scaffali di migliaia di rivenditori fisici e di tutti e quattro i principali carrier americani. Per comprare Fire phone, devi andare su Amazon.com, e su alcuni store come Best Buy.

Amazon ci riprova con gli smartphone.

Dopo il flop del “Fire Phone”, la compagnia di Jeff Bezos potrebbe mettere in commercio un nuovo telefono: “Ice”. Stando alle indiscrezioni riportate dal sito Gadget360 di Ndtv, lo smartphone avrebbe accesso completo ai servizi e alle applicazioni di Google, compreso il negozio di app Play Store.

Amazon's fire
Amazon’s fire

Se il “Fire” era pensato per i mercati occidentali e segnatamente per gli Stati Uniti, la linea di smartphone “Ice” guarderebbe invece ai mercati emergenti come l’India. Stando alle fonti citate, Amazon avrebbe intenzione di portare almeno un modello sugli scaffali indiani entro l’anno.

Uno dei dispositivi avrebbe display compreso tra i 5,2 e i 5,5 pollici, 2GB di Ram e 16GB di memoria, fotocamera da 13 megapixel e lettore per le impronte digitali. Al momento del lancio, il prezzo potrebbe aggirarsi intorno alle 6mila rupie, un’ottantina di euro.

Brainstorming / Creatività, Metodi

Innovazione, Invenzione o Creatività.

Importante distinguere tra Innovazione, Invenzione e Creatività

Si parla molto di innovazione e spesso si fa confusione, diventa quindi difficile distinguere la reale innovazione dalla creatività o dall’invenzione. L’uso inappropriato della parola innovazione fa pensare, e spesso ci chiediamo: Che cosa è veramente innovativo?

Innovazione
Innovazione: crea qualcosa di prezioso e ampiamente adottato, sostituendo la soluzione esistente

Beh, spesso, quando le persone parlano di qualcosa di innovativo, ciò che descrivono non è innovativo, ma è inventivo o creativo. Peccato che questi tre sono concetti molto diversi.

A me piace fare una netta distinzione tra creatività, invenzione e innovazione:
1) Creatività – crea qualcosa di interessante

Creatività
2) Invenzione – crea qualcosa di utile

Invenzione
Invenzione

3) Innovazione – crea qualcosa di prezioso e ampiamente adottato, che sostituisce una soluzione esistente
Poche scintille creative provocano un’invenzione e pochissime invenzioni diventano innovazioni. Molte grandi invenzioni richiedono 20-30 anni per essere realizzate. Il timing del tuo investimento è la chiave del successo.
Le innovazioni basate sulla tecnologia, esempio l’mp3 o il videoregistratore, richiedono anche 20-30 anni prima che raggiungano una vasta adozione sul mercato e in alcuni casi, vedi Gorilla Glass, stiamo parlando di più di 50 anni.
Se stai lavorando in un processo di innovazione, devi sempre sapere in quale fase sei. E, cosa più importante, a volte si deve guardare indietro, prima di guardare in avanti, in modo da sapere dove si trova la timeline di commercializzazione.
Infine, cosa più importante, sei sicuro che ciò su cui stai lavorando è una potenziale innovazione?
Sei sicuro che adesso sia il momento di andare sul mercato ?

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

Business Model, digitale, ecommerce, Fashion, Metodi, Modelli di business, Oceano Blu, Prodotto, strategia

Focus sull’adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP

Valentino e YNAP insieme per una nuova era del luxury retail.

Valentino e Yoox Net-A-Porter hanno avviato una partnership per creare un nuovo modello di business omni-channel, denominato Next Era e che sarà lanciato all’inizio del 2018, con l’obiettivo di arricchire l’esperienza dei clienti reinventando il rapporto tra i brand del lusso e gli online retailer. Questa notizia rappresenta un bell’esempio di innovazione di valore, due aziende importanti che valutano i trend esterni, che analizzano i settori di mercato e i gruppi strategici, che studiano il comportamento degli acquirenti, e decidono di avviare un progetto comune per ideare un nuovo spazio di mercato.
Focus sull'adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP

Next Era si basa sul flagship store di Valentino e consentirà agli utenti di accedere online a una selezione di prodotti senza precedenti, potendo attingere sia all’inventario delle boutique che dei centri logistici della griffe, oltre a utilizzare il network globale degli otto centri di distribuzione di YNAP nel mondo, da New York e Dubai, fino a Milano e Shanghai. Con questa piattaforma omnicomprensiva, i clienti di Valentino potranno usufruire di una scelta ancora più ampia di prodotti, di funzionalità mobile in negozio e una consegna più rapida tramite un servizio che prevede che gli ordini possano essere completati direttamente dalle boutique del marchio.

Parliamo quindi di prodotti di fascia alta, di ampia scelta, alta disponibilità in prossimità dei potenziali clienti. Se aggiungiamo un rapido servizio di consegna, il gioco è fatto. Il cliente di Dubai può entrare in negozio, provare il capo di abbigliamento o verificare le misure in modo accurato (se non disponibile) e chiedere che gli venga consegnato in un certo orario ad un certo indirizzo.

Focus sull'adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP
Stefano Sassi, Ceo di Valentino, e Federico Marchetti, Ceo di YNAP

In contrapposizione a questa notizia, riportiamo uno studio fatto dalla banca Credit Suisse.

Stati Uniti: un quarto dei centri commerciali potrebbe chiudere entro il 2022

Il settore della distribuzione statunitense conosce da due anni delle forti turbolenze. Le difficoltà del commercio fisico americano potrebbero però aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni. È quanto emerge da una nota di ricerca della banca Credit Suisse, che prevede che un quarto dei centri commerciali statunitensi chiuderà entro cinque anni.

Secondo lo studio, una percentuale compresa fra il 20 e il 25% dei centri commerciali attualmente in attività negli USA non esisterà più nel 2022, il che corrisponde a una forchetta tra le 220 e le 275 chiusure.

Focus sull'adattamento ai trend esterni: Valentino e YNAP

I centri commerciali sono particolarmente colpiti dalla graduale cessazione dell’attività dei loro negozi più trainanti. Il rapporto spiega questo fenomeno con lo sviluppo dell’e-commerce e anche con il fatto che i consumatori si rivolgono sempre di più verso i negozi a prezzi stracciati.

Mentre i marchi si sforzano di individualizzare le esperienze d’acquisto, vedi Valentino con YNAP, il volto del commercio al dettaglio sta cambiando. Le insegne che sono state capaci di cavarsela sono quelle che hanno saputo adottare tecniche diverse per attirare i clienti e che selezionano con cura la posizione dei loro punti vendita, in modo che essa corrisponda al mutare delle preferenze dei consumatori.

Credit Suisse prevede che le vendite di abbigliamento continueranno a spostarsi verso l’e-commerce, verso strutture e organizzazioni che siano in grado di soddisfare esigenze specifiche di servizio. La convinzione è che il mercato sarà sempre più di aziende che saranno in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza,

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Snapchat lancia ‘Spectacles’ anche in Italia, un’altra innovazione di Valore ?

Possibile acquistare ‘Spectacles’ anche dai distributori automatici, si parte da Venezia

Gli occhiali-telecamera Spectacles, lanciati qualche mese fa da Snapchat, arrivano anche in Italia. L’app di messaggi ‘usa e getta’ amata dai giovanissimi. La curiosità è che l’acquisto, oltre che online, potrà avvenire attraverso distributori messi per strada. In Italia il primo sarà installato a Venezia, a seguire sono previsti altre città.

Spectacles
Gli Spectacles sembrano occhiali da sole, e costano più o meno lo stesso. La novità è che permettono di girare brevi video (‘snap’) da 10 a 30 secondi con un tocco sull’asticella laterale. Video che poi si possono condividere su Snapchat.

SpectaclesDurante la registrazione si accenderà una spia luminosa sia all’interno sia all’esterno degli occhiali per avvisare che è in corso una registrazione.

Oltre che in Italia, gli occhiali Spectacles sono venduti anche nel  Regno Unito, in Germania, Francia e Spagna.

Pubblicità in Time Square

Snapchat ha avuto 166 milioni di utenti attivi in una giornata nel primo trimestre 2017, di cui 55 milioni in Europa.

Lanciati questo autunno, gli Spectacles sono il primo prodotto “hardware” di Snap, compagnia madre dell’app per i messaggi usa e getta che tanto piace ai teenager. Non sono dei veri e propri occhiali “intelligenti” e “tuttofare” come i Google Glass, ma piuttosto un accessorio di tendenza, dal design accattivante. Il plus tecnologico sta nel fatto che consentono di registrare e condividere video. Ovviamente sulla piattaforma dell’app del fantasmino giallo. Il prodotto sta destando una grande curiosità negli Stati Uniti, viste anche le modalità di vendita: gli Spectacles si possono acquistare da distributori automatici particolarmente vistosi – chiamati Bot – che spuntano a sorpresa, e ‘a tempo’, nelle città. L’unico negozio fisso è a New York.

Snapchat ci regala un bellissimo esempio di Innovazione di Prodotto, proviamo a fare un breve ragionamento:

Vedremo se l’innovazione di prodotto andrà a soddisfare un nuovo settore, creando innovazione di valore. Chiaramente il prodotto è stato pensato per soddisfare direttamente un’esigenza dell’utenza, esprimendo un’idea smart sia nel concetto che nell’esecuzione. La distribuzione è stata pensata per arrivare direttamente all’utente finale, online o con i distributori automatici, tagliando fuori la catena di distribuzione/influencer tradizionali: cioè i negozi. Il mercato risponderà positivamente se l’appeal funzionale renderà l’occhiale da sole tecnologico maggiormente acquistabile rispetto quello tradizionale. Considerando anche che l’appeal emotivo aumenterà pubblicando il risultato direttamente su SnapShat.

Staremo a vedere se Spectacles saranno la porta di accesso ad un nuovo oceano blu, cioè se l‘innovazione di prodotto sarà Innovazione di valore.

 

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La reputation online è strategica: Launchmetrics ha acquisito VisualBox

Conoscere in tempo reale il livello di reputation, e avere un feedback sulle campagne pubblicitarie e informative sui social. Questo è un asset strategico per i leader.

Avere un buon strumento di data asset management è fondamentale per chi vuole continuare ad essere leader, migliora le campagne pubblicitarie e ottimizza gli investimenti online. Lo sanno bene le multinazionali, le web agency e le società di web marketing. Negli ultimi giorni la società americana di web marketing Launchmetrics ha acquisito Visual Box, azienda italiana attiva nel monitoraggio e nell’analisi dei media per moda, cosmetica, design e lifestyle. A ciò, come riporta Wwd, si aggiunge il lancio di una nuova piattaforma, chiamata Discover, la cui peculiarità è quella di monitorare, attraverso i social, l’online e la carta stampata l’impatto delle campagne e degli eventi dei brand, così come rilevare degli insights riguardanti le loro performance cross-channel con i media e con gli influencer.

Per Launchmetrics questa acquisizione consente soprattutto di potenziare l’attività di monitoraggio, ma apporta anche alla società con sede a New York una vasta base di dati e di archivi sui contenuti fashion. Paolo Valota, cofondatore di Visual Box, diventerà il Senior Vice President responsabile del monitoraggio di Launchmetrics.

 

Launchmetrics fornisce in particolare l’analisi di dati a marchi come Dior, Vuitton, Burberry, L’Oréal, Gucci, Topshop, Fendi, Net-a-Porter, Shiseido, Jimmy Choo, DKNY o Adidas, vantandosi di collaborare con il 75% dei marchi mondiali del lusso, il 60% delle principali marche di abbigliamento e il 100% dei 15 top brand più esperti in tecnologia, di analizzare 20.000 marchi su 127 mercati e di monitorare costantemente 1,7 milioni di influencer di moda, bellezza e lusso. Visual Box comunica invece di collaborare con Levi’s, Chloé, Dolce&Gabbana, Etro, Camper, Mulberry, Revlon, La Perla e Wolford.

Interazioni che del resto sono proprio l’ingrediente alla base della sfida della nuova offerta “Discover” sviluppata da Launchmetrics: una piattaforma dedicata ai marchi che permette in un unico luogo di raccogliere i dati in merito alla ricaduta determinata da una comunicazione sulle pubblicazioni cartacee, su Internet e sulle reti sociali, in particolare attraverso l’impatto dato dall’intermediazione degli influencer.

La società Launchmetrics è nata all’inizio del 2016 dalla fusione tra la francese Augure, specialista dell’e-reputation e del marketing d’influenza, e l’azienda newyorchese Fashion GPS, pioniera nella creazione di soluzioni digitali per i comparti della moda e del lusso.